CARACAS ( 7/4/1964).– La vittoria del Deportivo Italia sul Bahia per 2-1 rimarrà negli annali del sodalizio azzurro e nella storia sportiva del Venezuela. Contro ogni previsione, con coraggio, velocità e tecnica, gli azzurri hanno dettato legge sul campo, conseguendo un punteggio che poteva essere ben più largo.
Fin dai primi minuti di gioco, privi ormai del timore riverenziale dello scorso sabato, i nostri si sono portati sotto la rete avversaria cercando il successo rapido, e quasi vi riuscivano: la rete annullata per fuori gioco sta lì a dimostrarlo.
Impostazione di gioco rasoterra, stretta marcatura e, soprattutto, grande velocità sono state le armi principali del successo azzurro.

Anche il pubblico – numeroso, ma non quanto era da attendersi per un avvenimento di tale portata – si è reso subito conto delle possibilità della squadra locale, incitandola incessantemente al grido di “Italia, Italia”.
La forte pioggia caduta nel pomeriggio ha in parte compromesso l’affluenza allo stadio, ma, sinceramente, lo ripetiamo, la Colonia Italiana non ha risposto completamente all’appello. Delusione ed amarezza sono state comunque cancellate dal trionfo: gli azzurri meritavano la solidarietà di uno stadio gremito.
Le formazioni
Deportivo Italia: Perecito; Linda, Roberto, Fantoni e Zenquinha; Mirin e Iranildo; Nitti, Bezerra, Filho e Jaime.
Esporte Bahia: Cavallero; Helio, Henrique e Russo; Nilsinho e Florisvaldo (Mirò); Valença, Abilio, Veve, Mario e Biriba.
Arbitro: sig. Airton Vieira de Morais.
Guardalinee: Osorio e Trapote.
Dopo un primo tempo brillante, di netto dominio azzurro, i giocatori riprendono a premere sulla porta del Bahia. La capitolazione sembrava imminente. Infatti, al 7° minuto, Jaime, da fuori area e su perfetto passaggio di Bezerra, insacca con un potente tiro angolato che rende vano l’intervento del portiere. Grandi applausi in tribuna.

Rapida offensiva del Bahia che tenta l’assedio alla porta di Perecito. Una punizione, su fallo di Linda, sorprende la difesa azzurra e Veve, di testa, dopo soli due minuti, pareggia. Doccia fredda sugli spettatori.
Il Deportivo Italia si riorganizza subito e, poco a poco, riprende il dominio dell’incontro. Al 12° minuto Linda, per proteste, viene espulso dal campo; Filho prende il suo posto. Ma l’entusiasmo supera anche questa avversità. Gli azzurri continuano a premere con ostinata insistenza verso la porta di Cavallero. Poco prima della mezz’ora Mirin, su azione personalissima, sfiora la rete: il tiro esce di poco sulla sinistra.
Al 36° minuto giunge la rete della vittoria. Nitti, ricevuta palla in profondità, passa rapido a Bezerra che, da pochi metri, centra. Il portiere respinge e Iranildo, magistralmente, segna. Applausi e delirio in tribuna: il grande sogno si stava realizzando.
Crollava un mito, quello del Bahia; se ne consolidava un altro, quello dell’Italia.
Assalti serrati del Bahia e prodezze della difesa azzurra e di Perecito. Grande pericolo nei minuti di recupero: una punizione veniva deviata sul palo.
Al fischio finale, invasione di campo da parte dei tifosi che portavano in trionfo gli azzurri, dando briglia sciolta al loro incontenibile entusiasmo. Sportivi di tutte le nazionalità hanno vissuto così un momento di vera emozione per una vittoria strepitosa, meritatissima sia sul piano morale che su quello tecnico.
Modestamente, il Deportivo Italia ha vendicato la sconfitta del Milan al Maracanã. Ora ci attende il Cile. Forza Italia!

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Il giorno seguente la vittoriosa partita contro il Bahia abbiamo intervistato, per i nostri lettori, l’allenatore Lorenzi del Bahia, l’arbitro Morais e un ex internazionale del Brasile: Piñeiro.
Il sig. Lorenzi, sorridente e con il caratteristico avana in bocca, ci ha ricevuti cortesemente e, con la proverbiale amabilità brasiliana, ha avuto parole di elogio per gli azzurri.
— Crede che il Deportivo Italia sia in grado di affrontare altre squadre brasiliane?
— A giudicare da come ha giocato ieri sera, ritengo che possa incontrare con onore qualsiasi squadra, e dico qualsiasi, senza riserve.
— Che opinione ha della nostra squadra?
— Ha giocato senza dubbio meglio del Bahia e ha pienamente meritato la vittoria. I miei ragazzi hanno reso al di sotto delle loro possibilità e, al ritorno in Brasile, proporrò di cambiarne almeno sei, compreso l’attacco al completo, salvo Biriba.
— Quali sono stati i migliori dell’Italia?
— Tutti hanno disputato un’ottima gara. Occorre però sottolineare il lavoro incessante di Iranildo e Mirin, ai quali si deve in buona parte il successo, senza contare che l’attacco ha saputo sfruttare almeno due delle quattro o cinque occasioni da rete.
— Qual è stata, secondo lei, la causa principale del successo?
— In parte il bel gioco espresso dagli azzurri, ma soprattutto la grande, ferrea volontà di tutti i giocatori, oltre a una solida difesa con Roberto, Fantoni, Linda e Zenquinha, e infine l’ottimo Perecito.
Terminata la conversazione, il sig. Lorenzi ci ha pregato di ringraziare il presidente, i dirigenti del Deportivo e tutta la collettività italiana, sottolineando che, dopo il Brasile, la sua seconda patria è l’Italia.

L’arbitro Vieira
A pochi passi abbiamo incontrato l’arbitro, sig. Airton Vieira de Morais, in compagnia della gentile e simpatica consorte. Bella coppia di atleti: la signora è stata per ben tre volte internazionale di pallavolo e ha rappresentato il Brasile ai Campionati Panamericani in Messico.
— Sig. Vieira, che pensa dell’incontro?
— Ottimo, tenendo conto anche dello stato del terreno. L’Italia ha meritato la vittoria perché ha giocato meglio. Ritengo anzi che le reti avrebbero potuto essere più numerose.
— Come giudica il comportamento dei giocatori?
— Molto corretto. Sono stato costretto ad allontanare Linda solo per il modo scorretto di protestare su una punizione. In Brasile non è consentito rispondere in tal modo. A parte questo episodio, la partita è stata assai corretta.
Ringrazio tutti per le attenzioni ricevute – ha concluso – e devo dire che Caracas è una città splendida nella quale mi piacerebbe molto vivere. Un grande sorriso della signora Vieira conferma che anche lei è d’accordo.
Piñeiro
Per ultimo abbiamo parlato con Piñeiro, il grande terzino dei Mondiali del 1954 in Svizzera.
— Come mai non ha giocato?
— A causa di una vecchia lesione e soprattutto perché faccio parte della squadra da soli quindici giorni; per il momento, inoltre, la nostra difesa è assai solida.
— Che impressione ha avuto dell’incontro?
— Per me è stata una grande sorpresa, specialmente dopo aver visto altre squadre locali piuttosto modeste. L’Italia è stata superiore ai nostri e ha meritato la vittoria.
— Chi sono stati i migliori?
— In primo luogo il portiere e poi la difesa. Stimo molto Roberto, con il quale ho giocato nel Fiumicino, e Filho. Applausi anche a Iranildo e Bezerra per il loro impeto.
Quanto a Nitti, che apprezzo molto, lo trovo un po’ grezzo, ma sono certo che, se ben guidato, farà molta strada.
— Come vede i futuri incontri della Coppa dei Campioni?
— Se l’Italia giocherà come ieri sera avrà un solo vero rivale: il Colo-Colo. La squadra cilena è di grande categoria, ma attenzione anche al Barcellona, che schiera ben cinque brasiliani e pratica un gioco molto simile al vostro. Credo che il Deportivo Italia potrà ben figurare, anche perché le partite a Caracas non sono mai facili. Quanto fatto dall’Italia è dovuto soprattutto alla grande volontà di tutti i suoi giocatori, senza distinzione.
— Giocherebbe in Venezuela?
— Volentieri. Devo anzi dire che una squadra mi ha fatto buone proposte anche come allenatore, ma i miei attuali impegni con il Bahia non me lo consentono.
(Redazione)

Bravi azzurri