Edoardo Crema, letterato e maestro


 

Servizio di CARLO SIRCANA

 

CARACAS (20 ottobre 1963). – Avviene qualche volta nella vita, ma non molto sovente, di incontrare persone che escono completamente dall’ordinario e suscitano in chi le frequenta, o anche solo in chi le avvicini, sentimenti di ammirata simpatia e talvolta di stupore. È una specie di irradiazione determinata da un’eccezionale bontà d’animo o da una superiore cultura.

Una di queste persone, da me incontrate, era Orio Vergani che, a una notevole erudizione – vastissima, se non altrettanto profonda – e a una abilità giornalistica rarissima e squisita, univa una tale bontà, una così grande cordialità, da suscitare in tutti, senza eccezione, simpatia e affetto.

Più ancora di lui, però, mi colpì Giulio Caprin. Lavorammo per oltre un anno insieme a Parigi e, in quel periodo, potei constatare in lui un’erudizione e una versatilità sbalorditive.

Ricordo lontano di Giulio Caprin

Con Caprin si poteva parlare di qualsiasi argomento: letteratura, arte, musica, storia, sicuri di trovarlo documentato su tutto, perfino su temi ritenuti banali, come la moda o la storia della diffusione delle patate in Europa. Scrittore profondo di politica internazionale, chiarissimo critico d’arte non inferiore a Ugo Ojetti, erudito in filosofia, economia politica e questioni sociali, era anche poeta: un suo volume di versi ottenne un premio letterario.

Credevo difficile avere un secondo incontro come quello con Caprin. Invece, qui a Caracas, ho trovato chi – ricordandomelo per una erudizione altrettanto vasta e una produzione letteraria ancora maggiore – ha suscitato in me quei sentimenti di incondizionata ammirazione che ogni persona intelligente deve provare per chi è riuscito a salire tanto in alto nel regno dell’intelletto.

 

 

Premio Nazionale e Laurea ad Honorem

Si tratta del professor Edoardo Crema, del quale tutti riconoscono l’indiscusso valore.

Oltre alla sua vasta produzione, ciò che più mi ha spinto a scrivere di lui è lo spirito di collaborazione intellettuale e culturale tra Italia e Venezuela che informa tutta la sua opera, in generale, e in particolare alcuni suoi lavori, come “Dante, un desconocido”, “Ecos y reflejos de poetas italianos en algunos poetas venezolanos del siglo XIX”, e il volume di prossima pubblicazione “Presencia de Italia en Andrés Bello”.

Di Andrés Bello il prof. Crema è, d’altronde, il più noto e profondo storiografo, avendo già pubblicato “Andrés Bello a través del romanticismo” e “Trayectoria religiosa de Andrés Bello”, opere che nel 1955 gli valsero il Premio Nazionale “A. B.”. Lo scorso anno, essendosi voluto decorare i tre stranieri più eminenti residenti in Venezuela, gli fu conferito l’Ordine di Miranda, II Classe.

Egli è inoltre Membro corrispondente della Accademia Venezuelana e, quanto prima, gli verrà solennemente conferita la Laurea ad Honorem della Universidad Central de Caracas, già approvata all’unanimità dalla Facoltà. E tralascio l’elencazione delle altre onorificenze venezuelane.

Alla sua copiosa produzione letteraria e alle preziose ricerche storiche, il prof. Crema aggiunge una lunga e non meno importante attività di docente presso la massima università del Venezuela. La sua prima residenza in questo Paese va dal 1927 al 1932; dopo una parentesi italiana, vi ritorna nel 1938 per stabilirvisi definitivamente.

Creatore delle Cattedre di Storia dell’arte, Letteratura italiana, Letteratura greca e Letteratura latina, lo scorso anno si dimise dalla prima perché le condizioni dei suoi occhi non gli permettevano di mantenerla, lasciando però una notevole serie di saggi, fra cui “El proceso de la creación artística”, “La realidad y las palabras”, “El arte como creación”, “Los géneros y las posibilidades creadoras”, “La intuición en la ciencia y en el arte”, “Posibilidad de un acuerdo entre grandes estéticas”, ecc.

 

 

Eduardo Crema ha inoltre fondato la Cattedra di lingua italiana e, a tale proposito, lascio a lui la parola:

“Ho fondato l’attuale Cattedra di Lingua Italiana e l’ho accettata con certa reluttanza, perché rubava alle mie investigazioni letterarie un tempo prezioso, e per una attività che nessuno può considerare di carattere universitario. Ho creato così i suoi tre Corsi: quando la Facoltà aveva poche decine di iscritti, la Cattedra ne aveva quindici o sedici; aumentando gli iscritti della Facoltà, aumentarono anche quelli della Cattedra; e quando rinunciai, aveva già dovuto raddoppiare il Primo Anno, perché, sorpassando la Facoltà il migliaio di iscritti, la Cattedra aveva già superato il centinaio. Così, rubava troppo tempo ai miei studi letterari e, col permesso del Decano, vi ho rinunciato del tutto, per concentrare la mia attività docente nella Cattedra di Letteratura Italiana, Letteratura Greca e Letteratura Latina.

“Sì. Ho detto cattedra attuale, perché nel passato ci sono stati vari tentativi di fondarla, tutti senza un successo definitivo. Ricordo: nel 1927, o giù di lì, funzionò per un anno un Corso libero di Lingua Italiana, annesso alla Facoltà di Diritto: ignoro il nome di chi lo reggeva. Nel 1929 mi fu affidata una Cattedra libera di Lingua e Letteratura Italiana, annessa alla Scuola di Filosofia e Lettere della Facoltà di Diritto; e durò due anni. Nel 1947 la prof.ssa Filippone diresse un Corso libero di Lingua Italiana, che si estinse nel 1949. Nello stesso 1947, essendo Direttore di Cultura del Liceo Andrés Bello, fondai in quel Liceo una Cattedra libera di Lingua Italiana, che affidai al prof. Dal Bon, con lo scopo di ottenere l’insegnamento della Lingua Italiana inserito ufficialmente nei Programmi dei Licei, a lato del Francese e dell’Inglese: ma l’iniziativa non ebbe successo, perché non fu appoggiata da nessuna autorità italiana. Per questo, parlando della Cattedra di Lingua Italiana che funziona adesso nella Facoltà di Humanidades, ho detto cattedra attuale: fu fondata con carattere di obbligatorietà ed ha avuto la fortuna di appartenere a una Facoltà in pieno sviluppo”.

Ho chiesto al mio illustre interlocutore quali altri professori italiani fossero all’Universidad Central, ed egli, accontentandomi soltanto parzialmente, ha così risposto:

 

 

LE LEZIONI ALL’UNIVERSITÀ

“Di professori italiani che abbiano conservato la propria nazionalità, ne conosco solo due, all’infuori di me: il prof. Pagallo e il prof. Bonazzi. E di professori italiani che veramente siano di statura universitaria, nell’Universidad Central ne conosco ben pochi. Ce ne saranno di più, ma non li conosco… Il prof. Bonazzi, quantunque non abbia pubblicazioni, nella Cattedra ha impresso un’orma che non si cancellerà e che gli ha meritato l’onore di essere designato come candidato a Decano della Facoltà di Scienze. Il prof. Pasquali, che ha già pubblicato, malgrado la giovane età, magnifici saggi sul Cinematografo e uno sopra un importante tema di Filosofia; l’architetto Filippone, che ha pubblicato interessanti articoli sulla tecnica urbanistica e ha ideato e costruito edifici notevoli per l’equilibrio fra la sensibilità tradizionale e la moderna; il prof. Gasparini, che si è specializzato in investigazioni raccolte in tre libri di ben riconosciuta importanza in Venezuela e fuori. Ripeto: non ne conosco altri, perché non possono essere considerati di statura universitaria gli articoli che si scrivono per annunciare l’uscita di un libro”.

Altre interessanti dichiarazioni ha voluto fare il prof. Crema sul “Centro Universitario di Cultura Italiana”, dicendo:

“Tanto il Centro come le Cattedre sono stati fondati da me. Il Centro, fin dal 1949, ha avuto una intensa attività per vari anni, dovuta anche all’eccezionale abilità del defunto prof. Livio Dal Bon: organizzò conferenze, esposizioni di pitture e di libri, audizioni musicali per radio. Recentemente, il Centro ha dovuto diminuire, quasi annullare, la sua attività per varie cause; e soprattutto per l’ostilità di certi professori stranieri, aiutati da qualche italiano, che, diffondendo la voce che il Centro non esisteva o che esisteva solo nella mia fantasia, avevano raggiunto il fine di impedirmi la propaganda nella Cartelera Universitaria. Fortunatamente, nel mese di maggio ho ritrovato il documento della sua creazione, con la firma del Rettore De Armas: e dal mese di maggio il Centro ha ripreso la sua attività, preparandosi per la celebrazione del Quarto Centenario della morte di Michelangelo, che si realizzerà con conferenze, proiezioni ed una esposizione, in collaborazione con l’Istituto Italiano-Venezolano.

 

 

FUTURO DELLA CATTEDRA DI LETTERATURA

“Il Centro auspicierà vari tipi di diffusione della Cultura italiana, nei campi della Storia, della Geografia, della Filosofia, dell’Arte e della Letteratura: ma sceglierà esso stesso i relatori, per evitare ciò che è già successo due o tre volte. Cioè, che qualcuno si offra per dare un Corso, per poi farsi passare per professore universitario della materia trattata, e non sempre con livello universitario”.

Il prof. Crema è gelosissimo — e lo si può facilmente comprendere — della sua Cattedra di Letteratura Italiana, che vorrebbe vedere affidata, quando egli la lascerà, a persona degna e possibilmente a un professore universitario venuto espressamente dall’Italia. A tale proposito egli così si è espresso:

“Sono profondamente convinto di una cosa: che un professore universitario, per essere veramente di statura universitaria, non deve ripetere ciò che ha trovato nei libri, ma trattare la materia con punti di vista suoi, con interpretazione nuova e con una sensibilità del tutto personale. Per quanto ho potuto, credo di non aver tradito questa mia credenza: tutte le mie lezioni, tanto nell’Università come nell’Istituto Pedagogico, nella Facoltà di Architettura e nella Scuola di Belle Arti, hanno avuto per linee direttrici quelle che reggono tutte le mie pubblicazioni: i miei saggi, con traduzioni, sopra Pindaro, Saffo, Anacreonte, Virgilio e Orazio, per le Cattedre di Letteratura Greca e Latina; i miei saggi, con traduzioni, sopra Dante, Petrarca, San Francesco, Leopardi, Carducci, Pascoli, D’Annunzio e Pirandello per la Letteratura Italiana. Naturalmente, molte delle mie investigazioni per le Cattedre universitarie sono ancora inedite: un saggio con traduzione su Lucrezio, uno su Cicerone, uno sulla poesia cavalleresca italiana. In fondo, mi hanno servito per le mie lezioni universitarie altri scritti che, in apparenza, non sembrerebbero tali: uno studio sui riflessi della lirica italiana su poeti venezuelani del secolo passato, e il volume Presencia de Italia en Andrés Bello, che uscirà fra giorni, pubblicato dalla Facoltà di Humanidades.

“Tra non molto dovrò lasciare ogni attività docente: ho 71 anni e vorrei concentrare le mie forze per realizzare altri lavori che ho già in mente. Lascerò l’Università con la coscienza di aver compiuto il mio dovere, tanto nei riguardi del Venezuela come in quelli della Patria. Ma la lascerò con una grande preoccupazione: quella del mio successore nella Cattedra di Letteratura Italiana. Perché bisogna metterselo bene in testa: per dare lezioni di Letteratura Italiana a livello universitario, non bastano le lezioni che si possono impartire dalla Cattedra stessa. In Venezuela, non si insegna Letteratura Italiana in nessuna scuola secondaria; nell’Università si insegna solo un’ora e mezzo settimanalmente, per un solo anno, che generalmente non supera i sette mesi di vera attività. Non si può essere professori di Letteratura Italiana di statura universitaria ripetendo ciò che si è appreso dalla Cattedra. Tra i miei ex alunni della Cattedra di Letteratura Italiana ne ho avuti di eccellenti: il dottor Fabiani Ruiz, ex decano della Facoltà; il dottor Araujo, magnifico saggista di cose venezuelane; e il licenziato Sucre, buon poeta e corretto saggista; inoltre le licenziate Norah Penso, Marilù del Re, Vannini, La Manna, Carmen Alemán Tejera e soprattutto Elizabeth Melchert de Frías. Ma nessuno di questi alunni, come degli altri, ha dimostrato di aver approfondito per conto proprio lo studio della Letteratura Italiana, in modo da dare l’apparenza o la certezza di essere, occupando la Cattedra, all’altezza universitaria. E, in realtà, nessuno di essi — nemmeno quelli che hanno dimostrato capacità in altre attività — ha manifestato il desiderio di aspirare alla Cattedra; o solo due o tre, che da quando sanno che io dovrò ritirarmi, hanno cominciato a “prepararsi il terreno”, ma non con il mezzo più idoneo: cioè, con investigazioni e pubblicazioni di vera statura universitaria.

“Il rimedio ci sarebbe: che durante il presente anno venisse dall’Italia, o da altre parti — se già non è qui — un professore di Letteratura Italiana laureato in una Università italiana e, possibilmente, con qualche pubblicazione. Naturalmente, quest’ultima condizione non è del tutto necessaria: perché il solo fatto di essersi formato in Italia, dalle Scuole Medie all’Università, ci può dare la sicurezza assoluta di una preparazione infinitamente superiore, nel campo della Letteratura Italiana, a quella che possono avere i professori formati in un ambiente dove non si insegna Letteratura Italiana nelle Scuole Medie, e nell’Università c’è una Cattedra che funziona con un orario del tutto insufficiente. Questo è, ragionevolmente, il solo rimedio: e per applicarlo c’è ancora un anno, forse due. Ma il pensiero mi dà un grande dolore, considerando la possibilità che la Cattedra si copra con il criterio dell’amicizia, della simpatia, delle relazioni personali: perché non si commetterebbe un errore, ma addirittura un delitto contro la nostra Cultura”.

L’opera poetica in italiano

Speriamo che il desiderio del prof. Crema, e altri provvedimenti utili, possano divenire realtà; e che negli ambienti responsabili, soprattutto a Roma, si comprenda l’importanza di quest’opera e la necessità che non vada perduta, ma anzi potenziata.

Alla produzione venezuelana, si affianca quella scritta in italiano ed edita in Italia: “Anelito supremo”, nel quale Brogese trovò «…un alto pensiero filosofico ed estetico»; “L’anima e le pietre”; “Il deserto e le oasi”; “Rivoluzione su misura”; “La quadratura dell’ideale”; “Dalle falde alla vetta”. Opere apprezzate da scrittori come Pompeati, Pellegrini, Fiorentino, Puccini, Linati, Crocioni, Chini, Ugo Betti e molti altri.

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