Il “Piano Cervini” prevede anche l’assegnazione di case coloniche e di macchinari agricoli – Gli sviluppi del problema edilizio – Gli emigranti nell’opinione del Ministro delle Finanze – Solidale la stampa nella difesa della Collettività
CARACAS (12 – 18 giugno 1960). – Tanta e tale è la risonanza che sta avendo la campagna promossa su queste colonne e intesa a favorire il superamento della crisi dei costruttori edili, che ben fatto è subito osservare come poche volte un problema, per quanto grave, abbia avuto la forza di mobilitare una così vasta corrente di consensi e un’altrettanto ampia cerchia di interessi. Sulla scottante questione da noi gettata sul tappeto senza mezzi termini, tutti ormai hanno fatto conoscere il loro punto di vista, dal Governo ai privati, e tutti hanno concordato sul nostro “grido d’allarme”, trovando opportune e inderogabili le soluzioni prospettate dalla “Voce” e riassunte nel noto “memorándum” trasmesso dal Comitato dei Costruttori alle autorità venezuelane e italiane.

In ambienti di Caracas ben qualificati, anzi, si è auspicata un’azione più energica e stimolante, trattandosi di una questione vitale che è alla base dell’economia nazionale. Va sottolineato, a tal proposito, che il primitivo Comitato costituitosi in seno ai costruttori italiani si è ampliato assumendo la denominazione di Comitato Italo-Venezolano, e ad esso si sono andati dirigendo, nei giorni scorsi, numerosissimi impresari e operatori edili di diverse nazionalità, proponendo tra l’altro, nell’ambito della “Federcámaras”, la costituzione di una “Asociación de la Construcción”. Anche la “Cámara de Inmuebles” ha fatto proprie le conclusioni cui è pervenuto il Comitato, e in Parlamento il sen. Arturo Uslar Pietri ha pronunciato un discorso che, investendo assai da vicino il settore della costruzione, è tuttora al centro dei commenti.

In relazione alla proposta intesa a dar vita a un Istituto Immobiliario con capitali misti, che dovrebbe avocare a sé il finanziamento e l’amministrazione degli immobili, si apprende che l’arch. Domenico Filippone, Presidente del Comitato, si appresta a raggiungere Roma, dove avrà incontri con autorità del nostro Governo ed esponenti di gruppi finanziari.
Le ripercussioni che la campagna da noi aperta sta avendo sul piano nazionale documentano a sufficienza la bontà di una causa cui sono ancorate le sorti di migliaia e migliaia di operatori, grandi e modesti, industriali e artigiani, i quali costituiscono la spina dorsale dell’economia venezuelana. Essa, a parte ogni altra considerazione, rappresenta per noi motivo di legittima soddisfazione perché, uscendo dall’ambito del problema messo a fuoco, ha dato il via a una aperta, leale e generosa rivalutazione dei seicentomila stranieri residenti in Venezuela e dei duecentomila italiani che ne costituiscono la punta d’avanguardia.

È alla luce della nostra iniziativa, infatti, che vanno viste le aperte posizioni di uomini di governo come il dr. José Antonio Mayobre, Ministro delle Finanze, del dr. Reinaldo Cervini, Direttore Gerente del “Banco Agrícola y Pecuario”, e della stampa più autorevole.
“La Esfera”, a commento della campagna della “Voce”, nella sua edizione del 7 giugno u.s., ha dedicato un editoriale agli italiani, scrivendo tra l’altro:

“Los italianos están incorporados a nuestro desarrollo, corren los riesgos que todos pasamos y tienen derecho a obtener la retribución que los demás conseguimos. Ni para ellos ni para ninguna colonia existen privilegios o ventajas, y nada más justo que cuando con su esfuerzo contribuyen…”
(Redazione)
