Caos tra gli emigranti


CARACAS (20-26 novembre 1960). .- C’è caos tra gli emigranti. Alla già grave crisi prodotta dalle precarie possibilità di reperire un impiego si è aggiunto, con le restrizioni valutarie, un ennesimo motivo di agitazione. Il panico si sta impossessando degli strati umili della nostra Collettività, ponendo a dura prova le estreme riserve di quanti, e sono i più, non hanno perduto malgrado tutto la fiducia nel Venezuela.


Il vertiginoso esaurimento dei contingenti di dollari stanziati per le “rimesse” ha dato luogo ad episodi incresciosi, a casi di vera e propria disperazione esplosi persino in intemperanze davanti agli sportelli delle banche. Migliaia di modesti lavoratori hanno alimentato interminabili file assoggettandosi ad attese estenuanti, e litigandosi i formulari predisposti dal “Banco Central” ma senza risultato.


Anche in Italia, tra le famiglie che traggono il loro sostentamento dagli esigui invii periodici del congiunto residente in questo Paese, sta estendendosi l’allarme. L’improvviso spettro di una sospensione della “rimessa” è causa di drammi angosciosi.


Quando venne reso noto il controllo sui cambi gli emigranti l’accolsero con serena consapevolezza, pronti ad accollarsi anche essi la loro parte di sacrificio. Ed apprezzarono anzi il criterio cui si era ispirato il Governo nel fissare i limiti della “rimessa” in quanto la quota massima di duecento dollari mensili costituisce un equo riconoscimento delle loro esigenze.

Il caso è venuto però in questi giorni, a causa della mancata disponibilità di dollari che sta alimentando tra l’altro ed a ritmo crescente il mercato nero. D’altra parte gli emigranti non potranno certo trarre vantaggio dalla funzione calmieratrice della “Borsa de Caracas” risultando proibitivo alle loro tasche il minimo di mille dollari pari a 3.350 Bs. che, come si sa, si esige per ogni operazione.


I provvedimenti adottati nell’ambito di un settore così complesso e delicato qual è quello delle “rimesse” investono una somma di interessi prevalentemente umani, sociali. Per cui l’errata ed affrettata interpretazione delle norme che ne regolano l’applicazione è destinata a creare squilibri di imprevedibili conseguenze. Nel corso di una “inchiesta-lampo” abbiamo raccolto, tra crocchi di emigranti al bivacco davanti alle banche, materiale da cui si potrebbe desumere una casistica quanto mai indicativa. Perché i casi non si contano e presentano i più diversi aspetti. Non tutti gli emigranti, ad esempio, posseggono il denaro per alimentare un libretto di risparmio, condizione posta loro dalle banche per acquisire il diritto alla “rimessa”.

Vi è chi da lungo tempo non ha potuto provvedere alla famiglia che frattanto si è indebolita contando su un invio di denaro più cospicuo. Vi sono poi tante altre situazioni: debiti contratti alla venuta in Venezuela e not ancora saldati, malattie, ecc. Un assieme di circostanze che non possono essere passate sotto silenzio e delle quali dovranno necessariamente rendersi interpreti le nostre Autorità presso quelle venezuelane.


In un comunicato emesso dal “Banco Central de Venezuela” è detto che “le deficienze riscontrate saranno eliminate presto, giacché il sistema del controllo sui cambi, superata la fase organizzativa, s’appresta a dare risultati soddisfacenti”. Anche il Presidente del “Consejo Bancario Nacional”, don Rodolfo Rojas, si è espresso in termini ottimistici osservando che i contrattempi dei giorni scorsi sono transitori. Egli ha aggiunto che i contingenti di dollari destinati alle “rimesse” aumentati in modo da salvaguardare le esigenze degli stranieri. Sono dichiarazioni confortanti. Nei limiti in cui esse troveranno corrispondenza nella realtà, potrà porsi riparo alla caotica situazione che mantiene, ripetiamo, in uno stato di viva apprensione gli emigranti in Venezuela ed i loro familiari in Patria.

REDAZIONE

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