Spagna, Caso Begoña Gómez: rifiutata l’archiviazione

Begoña Gómez

La moglie del Premier indagata per cinque reati. Il giudice ribadisce la corruzione e la lega al rapporto di parentela col premier Sánchez


MADRID – Il giudice Juan Carlos Peinado non demorde. Anzi, insiste e accelera nell’azione penale che vede indagata Begoña Gómez, moglie del premier Pedro Sánchez. Il magistrato imputa Gómez di cinque presunti reati: malversazione, traffico di influenza, corruzione negli affari, appropriazione indebita e millantato credito.

Il magistrato ha deciso di incriminare anche Judit González, attuale segretaria della presidenza del Governo. Sale, quindi, il numero degli imputati. Infatti, l’indagine prosegue per Cristina Alvarez, consulente a Moncloa; Francesco Martín Aguirre, delegato del Governo a Madrid e l’imprenditore Juan Carlos Barrabés.

Il magistrato ha imputato Judit González di un presunto reato di malversazione di fondi pubblici e l’ha convocata il 12 novembre per informarla sul procedimento a suo carico. La decisione è conseguenza dell’integrazione dell’indagine in un’unica  causa. Qualora dovesse arrivare al dibattimento, sarà giudicata da una giuria popolare.

Il giudice Peinado ha negato l’archiviazione, in particolare quella relativa al reato di malversazione, che coinvolge anche Álvarez e Martín Aguirre, basandosi sulla sentenza del “proces”, emessa da Manuel Marchena, magistrato del Tribunale Supremo. Nella sentenza il giudice ha sostenuto:

“Ciò che il Tribunale Supremo ci insegna è che la slealtà nell’amministrazione dei fondi pubblici costituisce l’asse attorno a cui  ruota il reato di malversazione di fondi pubblici, indipendentemente dal fatto che si causi un pregiudizio o un danno economico definito, nel destinare fondi pubblici per il pagamento di una persona a cui sono assegnate funzioni pubbliche, ma che, oltre a svolgere tali funzioni, ne svolge altre di natura chiaramente privata durante il suo orario di lavoro”

Il magistrato Peinado, quindi, nell’insistere per andare avanti con il procedimento ribadisce la sua convinzione che i reati indagati  sono stati commessi.

Stando al magistrato, l’origine dei fatti delittuosi che s’imputano a Gómez derivano dal suo rapporto  di parentela con l’attuale presidente del Governo. La considera la causa principale per “poter apprezzare la possibile concorrenza del reato di traffico di influenze”, e, di conseguenza, i possibili reati correlati.

“Senza quel legame con l’attuale Presidente del Governo – aggiunge il magistrato -, difficilmente lei, e gli altri due indagati, avrebbero potuto mettere in pratica le condotte che, in seguito, sono già state considerate indiziarie”.

Il giudice, quindi, respinge l’istanza di archiviazione, dispone la prosecuzione della causa e ordina numerose altre indagini. Tra queste, alcune testimonianze, ad eccezione di quella del presidente del Governo. La ritiene superflua poiché il premier si è già avvalso del diritto di non rispondere.

Redazione Madrid

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