Assemblea ONU al via: Gaza e riconoscimento della Palestina al centro del dibattito

Veduta dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Veduta dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. (ANSA)

Francia, Gran Bretagna e Malta pronte ad annunciare oggi il riconoscimento di uno Stato palestinese. Gli Stati Uniti e Israele contrari, mentre cresce il fronte dei Paesi europei favorevoli. L’Italia sostiene la soluzione dei due Stati, ma senza riconoscimenti immediati.


NEW YORK – Con la cerimonia di apertura e una conferenza ad alto livello dedicata alla pace in Medio Oriente prende il via oggi la 80ª Assemblea generale delle Nazioni Unite. Al Palazzo di Vetro, i riflettori sono puntati soprattutto sulla guerra a Gaza e sulla questione del riconoscimento internazionale della Palestina, tema che sta dividendo la comunità internazionale.

La giornata inaugurale segna un momento simbolico: Francia, Gran Bretagna e Malta annunceranno la decisione di riconoscere formalmente lo Stato palestinese, un passo destinato a suscitare forti reazioni diplomatiche. A loro potrebbero presto unirsi altri Paesi, tra cui Australia, Canada, Belgio, Lussemburgo e Portogallo. Si tratta di un fronte sempre più ampio, in aperto contrasto con Washington e Israele.

Perché il riconoscimento sia effettivo, servirà comunque il via libera del Consiglio di Sicurezza, dove gli Stati Uniti restano fermi nella loro opposizione. Ma già il solo dibattito evidenzia la distanza tra la posizione americana e quella di molti alleati occidentali, in particolare europei, che scelgono di dare un segnale politico e diplomatico forte.

L’assenza dei delegati palestinesi e l’intervento a distanza

Il dibattito generale inizierà domani senza la presenza fisica dei delegati palestinesi: il governo statunitense ha negato i visti d’ingresso. Tuttavia, una risoluzione approvata il 19 settembre permette la partecipazione a distanza e il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, interverrà con un messaggio preregistrato. La Palestina, dal 2012, ha lo status di osservatore permanente non membro, un riconoscimento dal valore simbolico che oggi acquista nuovo peso alla luce della guerra in corso.

Le posizioni contrapposte

Israele ha già fatto sapere di respingere con forza qualsiasi riconoscimento unilaterale. “Una tale dichiarazione non promuove la pace ma destabilizza ulteriormente la regione”, ha scritto su X il portavoce del ministero degli Esteri, Oren Marmorstein. Per lo Stato ebraico, la creazione di uno Stato palestinese in questa fase rischia di rafforzare Hamas e di minare la possibilità di futuri negoziati.

All’opposto, per i Paesi che hanno deciso di compiere il passo, la scelta rappresenta un modo per rilanciare la soluzione diplomatica dei “due popoli, due Stati” e rispondere anche alle pressioni delle rispettive opinioni pubbliche.

La posizione dell’Italia e l’agenda diplomatica

L’Italia, assieme ad altri 141 Paesi membri ONU, ribadisce il sostegno alla soluzione dei due Stati, ma non intende procedere a un riconoscimento immediato. La premier Giorgia Meloni interverrà mercoledì, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà impegnato in colloqui bilaterali e in incontri del Consiglio di Sicurezza dedicati a Ucraina e Gaza. In agenda anche la partecipazione alla riunione ministeriale del Gruppo Amici dei Balcani Occidentali.

Ucraina in secondo piano

La crisi in Medio Oriente rischia di mettere in secondo piano la guerra in Ucraina, altro tema cruciale per la sicurezza globale. Il presidente Volodymyr Zelensky, che mercoledì incontrerà a margine dei lavori il presidente statunitense Donald Trump, cercherà di riportare l’attenzione sulla difesa di Kiev in un momento di stallo dei negoziati e di tensioni crescenti tra Russia e Nato. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov parlerà sabato, mentre il Consiglio di Sicurezza ha già in programma una riunione specifica sull’Ucraina.

Uno spartiacque politico

L’Assemblea ONU di quest’anno si annuncia quindi come un vero spartiacque: da un lato la ricerca di un cessate il fuoco e di una road map per la pace tra israeliani e palestinesi, dall’altro il rischio di nuove fratture diplomatiche all’interno della comunità internazionale. L’esito del confronto al Palazzo di Vetro potrebbe influenzare in maniera decisiva il futuro degli equilibri in Medio Oriente e le relazioni tra Stati Uniti ed Europa.

(Redazione)

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