I dati diffusi da Commercio e Lavoro mostrano un quadro contrastante: saldo commerciale in peggioramento, crescita debole dei posti di lavoro ma produttività in rialzo
NEW YORK – L’economia statunitense continua a inviare segnali contrastanti. I dati diffusi dal Dipartimento del Commercio e dal Bureau of Labor Statistics fotografano un contesto in cui la produttività migliora oltre le attese, ma il deficit della bilancia commerciale si allarga e il mercato del lavoro mostra segni di rallentamento.
In luglio il deficit commerciale è salito a 78,31 miliardi di dollari, con un incremento del 32,5% rispetto a giugno, quando il saldo era stato rivisto a 59,09 miliardi. Le importazioni hanno registrato un balzo del 5,9% a 358,78 miliardi, mentre le esportazioni sono cresciute solo dello 0,3%, raggiungendo 280,46 miliardi. Su base annua, il disavanzo cresce del 30,9%, trainato da importazioni in aumento del 10,9% e da esportazioni salite del 5,5%.
Parallelamente, il mercato del lavoro mostra segnali di debolezza. Nella settimana terminata il 30 agosto, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono aumentate di 8.000 unità, attestandosi a 237.000, sopra le stime degli analisti che ne attendevano 230.000. Il numero complessivo dei beneficiari scende leggermente a 1,94 milioni, ma resta elevato rispetto ai mesi precedenti.
Il rapporto mensile di ADP conferma la frenata: ad agosto il settore privato ha creato 54.000 posti di lavoro, ben al di sotto dei 75.000 attesi. A luglio il dato era stato rivisto al rialzo, a 106.000. Secondo gli analisti, tra i fattori che incidono sul rallentamento figurano la carenza di manodopera, l’incertezza politica e l’impatto delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale. Tra i settori, spiccano i 50.000 nuovi posti nell’ospitalità, mentre commercio e utilities segnano un calo di 17.000.
In controtendenza, i dati sulla produttività portano segnali positivi. Nel secondo trimestre 2025 la produttività del lavoro nel settore non agricolo è cresciuta del 3,3%, ben oltre le attese (+2,8%). Parallelamente, il costo del lavoro per unità di prodotto si è limitato a un +1%, meno dell’1,3% stimato.
Il quadro complessivo, dunque, resta in chiaroscuro: la solidità del sistema produttivo si accompagna a un mercato del lavoro più fragile e a un deficit commerciale in sensibile aumento. Segnali che alimentano il dibattito sulla tenuta della crescita statunitense nei prossimi mesi.
(Redazione)
