Crosetto (Difesa):”La legittima difesa per l’attacco del 7 ottobre non convince più”

Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto

Il responsabile della Difesa ha commentato che  “non siamo di fronte a una operazione militare con danni collaterali, ma alla pura negazione del diritto e dei valori fondanti della nostra civiltà”


MADRID – Per il ministro della Difesa, Guido Crosetto, “la legittima difesa per l’attacco del 7 ottobre” è un argomento ormai indifendibile. Intervistato dal quotidiano “La Stampa”, il responsabile della Difesa ha commentato che  “non siamo di fronte a una operazione militare con danni collaterali, ma alla pura negazione del diritto e dei valori fondanti della nostra civiltà”.

– Oltre alla condanna – ha proseguito – bisogna ora trovare il modo per obbligare Netanyahu a ragionare.

Crosetto nel commentare la conferenza stampa sostenuta dal premier israeliano prima con i corrispondenti stranieri e, poi, con i giornalisti israeliani, ha detto che “un conto è liberare Gaza da Hamas, un conto dai palestinesi”

– La prima si può chiamare liberazione – ha spiegato -. Cacciare invece un popolo dalla sua terra è ben altro, e il termine usato mi pare del tutto improprio”

Il ministro della Difesa pare convinto che il governo israeliano “non sia disposto a dialogare perché ha assunto una linea fondamentalista e integralista”. A suo avviso si è “di fronte a un progetto di segno diverso: la conquista di un territorio straniero mettendo in conto una catastrofe umanitaria”.

– La legittima difesa di una democrazia di fronte a un terribile attacco terroristico subito non convince più – ha affermato.

Ha sintetizzato il suo pensiero sostenendo “che l’occupazione di Gaza e alcuni atti gravi in Cisgiordania segnino un salto di qualità di fronte al quale vanno prese delle decisioni che obblighino Netanyahu a ragionare”.

– E non sarebbe una mossa contro Israele – ha spiegato -, ma un modo per salvare quel popolo da un governo che ha perso ragione e umanità.

Ha quindi precisato che “bisogna sempre distinguere i governi dagli Stati e dai popoli come dalle religioni che professano”. Questo, ha proseguito, “vale per Netanyahu e vale per Putin, i cui metodi, ormai, pericolosamente si assomigliano”.

Crosetto è comunque convinto che riconoscere lo Stato di Palestina, non sarebbe un segnale politico adeguato:

– Quello Stato non c’è e riconoscere uno Stato che non c’è rischia di trasformarsi solo in una provocazione politica in un mondo che muore di provocazioni – ha detto -. Va costruito un percorso per attuare la storica risoluzione Onu dei “due popoli, due Stati”, difendendo il diritto della Palestina ad esistere e avere uno Stato e quello di Israele a vivere in sicurezza.

Redazione Madrid (con informazioni di Askanews)

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