Per il vicepremier il riconoscimento dei figli nelle coppie omogenitoriali è un errore. E intanto si riaccende il conflitto con il Quirinale sui controlli antimafia.
MADRID. – Quella di ieri della Corte costituzionale sul riconoscimento di due madri per i bambini nati da fecondazione assistita all’estero “la ritengo una sentenza politica”. Matteo Salvini, da Genova, torna sulla sentenza emessa dalla Consulta ieri, che ha dichiarato incostituzionale l’articolo della legge sulla pma che vieta il riconoscimento del figlio da parte della madre intenzionale, in una coppia omogenitoriale femminile.
E spiega: “Io rivendico la libertà di amore, di affetto per tutti: evviva l’amore libero e consapevole. Ma rivendico il diritto del bambino a venire al mondo se ci sono una mamma e un papà”. E per questo “è una sentenza di partito, di parte, perché ci sono tantissimi giuristi che stanno sostenendo l’esatto contrario”.
Salvini, ai microfoni del Tg regionale, è tornato anche sulla questione Ponte dello Stretto, dopo lo scontro con il Quirinale sui controlli antimafia: il Colle ha bocciato la proposta di procedure speciali, giudicate in contrasto con il Codice antimafia, e il ministro delle Infrastrutture rilancia ora in Parlamento con un nuovo piano per rafforzare i controlli.
“Penso e spero che nessuno si opponga a inserire più controlli possibili contro le infiltrazioni mafiose – ha spiegato Salvini – Non penso che il Quirinale sia contro gli organismi antimafia. Chiediamo semplicemente che per il Ponte sullo Stretto ci siano gli stessi controlli che ci sono stati per il ponte Morandi a Genova, per l’Expo di Milano e per le Olimpiadi invernali Milano Cortina”.
Attaccano le opposizioni: per Riccardo Magi “l’escalation antidemocratica di queste ore del leader leghista è preoccupante: attacca il Quirinale che chiede più controlli antimafia per il Ponte sullo Stretto, attacca la Consulta bollando come politica la sentenza sui figli delle famiglie arcobaleno e, per non farsi mancare nulla, invita all’astensione ai referendum dell’8 e 9 giugno. Una deriva antistituzionale che dovrebbe far accapponare la pelle alla Presidente Meloni, che invece tace e asseconda il suo vicepremier”.
Per Angelo Bonelli, “con le sue dichiarazioni, Salvini apre formalmente uno scontro istituzionale senza precedenti. Alludere che il Quirinale sia contrario ai controlli antimafia è un atto gravissimo. È inammissibile che un vicepresidente del Consiglio, pur di difendere le sue ossessioni propagandistiche sul Ponte sullo Stretto, tiri in ballo il Presidente della Repubblica e strumentalizzi la lotta alla mafia per fini politici”.
(Redazione)
