Dazi del 20 per cento verso l’Unione Europea. Úrsula von der Leyen: “Siamo pronti a reagire, ma siamo pronti a negoziare, non è troppo tardi”
MADRID – “Questo è il giorno della liberazione che tutti aspettavamo da molto tempo. Il 2 aprile 2025 sarà ricordato per sempre come il giorno in cui l’industria americana è rinata, con il destino degli Stati Uniti che è stato rivendicato. Si tratta del giorno in cui abbiamo iniziato a rendere di nuovo ricca l’America”. Lo ha sottolineato il presidente Donald Trump durante l’evento “Make America Wealthy Again” nel Rose Garden della Casa Bianca; l’evento in cui, d’un colpo, ha cancellato una lunga storia di convivenza economica e rimesso in campo i meccanismi di guerra commerciale, tra ritorsioni e minacce. Il presidente americano, che ha sostenuto che l’America è stata “saccheggiata” da nazioni amiche e nemiche, ha annunciato l’intenzione, accarezzata da quando ha iniziato il suo secondo mandato, di applicare dazi del 20 per cento verso l’Unione Europea, ed altri di differente entità nei confronti di praticamente tutti i paesi con cui ha rapporti commerciali, dal Canada all’Inghilterra, dalla Cina al Giappone.
Trump, così, ha illustrato una sua visione personale e particolare di un’America in grado di affrontare sola le sfide del futuro e di riprendersi ciò che considera gli è stato sottratto.
– Lavoratori siderurgici americani, operai delle auto, agricoltori e artigiani qualificati hanno sofferto gravemente e si sono angosciati mentre i leader stranieri ci rubavano il lavoro – ha sostenuto -. Imbroglioni stranieri hanno fatto a pezzi il nostro sogno americano. I nostri contribuenti sono stati derubati per più di 50 anni, ma non accadrà più.
Per Trump, l’ordine esecutivo, che stabilisce la percentuale dei dazi che d’ora in avanti dovranno pagare i produttori che intendono esportare negli Stati Uniti, rappresenta una chiara dichiarazione di indipendenza economica. Fino a ieri, ha affermato Trump, l’America guardava come altre nazioni si arricchivano alle sue spalle.
– Ora è il nostro turno di prosperare – ha detto -. Così facendo stiamo investendo miliardi di dollari per ridurre le nostre tasse e pagare il nostro debito nazionale. Tutto ciò accadrà molto rapidamente. Con l’azione di oggi saremo finalmente in grado di rendere l’America di nuovo grande, più grande che mai.
Il presidente Trump ha assicurato che la sua decisione di tassare i prodotti provenienti dall’estero permetterà di potenziare la produzione interna, rilanciare l’economia, creare posti di lavoro. Ha affermato che le fabbriche inizieranno nuovamente a fiorire. In altre parole, la base industriale si rafforzerà. Considera le tariffe imposte dagli Stati Uniti, in comparazione con quelle applicate dagli altri paesi ai prodotti nordamericani, “significativamente più basse”. Ha descritto questo periodo come l’inizio di una “era dell’oro” per gli americani.

Pronti a reagire
“Siamo pronti a reagire, ma siamo pronti a negoziare, non è troppo tardi. Finalizzeremo il primo pacchetto di contromisure sull’acciaio e prepareremo altri contro dazi in caso di fallimento dei negoziati.” Coì ha replicato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea alla decisione del presidente Trump di imporre dazi alla produzione europea.
Von der Leyen ha parlato dalla sede di rappresentanza della Commissione europea a Samarcanda, in Uzbekistan, dove è previsto il primo vertice tra Ue e Asia Centrale.
– Seguiremo con attenzione anche gli effetti indiretti che queste tariffe potrebbero avere – ha detto – Non possiamo assorbire la sovraccapacità globale né accettare il dumping sul nostro mercato. Come europei – ha sottolineato – promuoveremo e difenderemo sempre i nostri interessi e valori. E difenderemo sempre l’Europa.
Von der Leyen ha comunque spiegato che “c’è una strada alternativa”.
– Non è troppo tardi per affrontare le preoccupazioni attraverso i negoziati – ha assicurato -. Per questo il nostro commissario per il Commercio, Maros Šefčovič, è costantemente impegnato con le sue controparti statunitensi. Lavoreremo per ridurre le barriere, non per aumentarle. Passiamo dal confronto al negoziato.
Redazione Madrid
