Medio Oriente, Tajani: “Fare tutto il possibile per evitare escalation”

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani

MADRID. – “Anche in queste ultime ore sono in contatto con i nostri principali partner e lancio un appello affinché si faccia tutto il possibile per evitare un’escalation”. Così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, rispondendo al question time alla Camera. 

“In questi giorni – aggiunge – ho parlato al telefono anche con i Ministri israeliano e libanese e ho invitato entrambi alla moderazione. Non vogliamo assolutamente che il Medioriente piombi in una guerra aperta, non è nell’interesse dei popoli della regione, non è nell’interesse di nessuno”. 

“Dal 7 ottobre – ricorda il responsabile della Farnesina – il Governo è impegnato a 360 gradi per favorire una de-escalation, con contatti politici a tutti i livelli. Sul conflitto a Gaza continuiamo a sostenere, anche come Presidenza del G7, l’accordo in tre fasi delineato dal Presidente Biden. Si tratta di una linea che è stata confermata anche al presidente Herzog la scorsa settimana al Quirinale, sia dal Presidente Mattarella, sia dal successivo incontro bilaterale che ha avuto con me, sia dal Presidente del Consiglio per prevenire un’escalation tra Israele e Libano. 

Continuiamo a intervenire sulle parti, invocando moderazione e soluzioni diplomatiche. Israele ha il diritto a difendersi, ma non deve cadere nelle provocazioni degli hezbollah. In tale contesto di crisi regionali, non dobbiamo dimenticare la Siria”. 

“I nostri contingenti Unifil in Libano – aggiunge Tajani – sono adesso in sicurezza, ma continueremo con il Ministero della difesa a monitorare con massima attenzione anche in raccordo con le Nazioni Unite. In questo contesto di incertezza e violenza, continueremo a fare tutto il possibile per un cessate il fuoco e per aprire la strada alla pace a Gaza, come sull’intero quadrante mediorientale, per raggiungere l’obiettivo dei due popoli, due Stati”. 

Non soddisfatto delle parole del ministro il leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: “Non intendo mettere in discussione la sua attenzione umanitaria e del nostro Governo, la volontà di fare ogni sforzo. Oggi non è, per quel che mi riguarda, occasione di sterile polemica, ma le sue parole non bastano, non basta più. Siamo di fronte all’ennesimo salto di qualità adesso”. 

“Serve – sottolinea il deputato di opposizione –  che arrivi qualche parola in più, serve che l’Italia riconosca lo Stato palestinese, serve che l’Italia dica esplicitamente, insieme alla comunità internazionale, al Governo di Israele, non al popolo israeliano, non allo Stato di Israele genericamente inteso, ma al Governo di estrema destra del criminale di guerra Benjamin Netanyahu che è l’ora di farla finita e che, se non la fa finita, ci saranno conseguenze diplomatiche e commerciali, che si mette in discussione l’accordo di associazione Italia-Ue, perché l’articolo 2 di quell’accordo prevede che debba essere sospeso in caso di grave violazione dei diritti umani”. 

Al question time, il ministro degli Esteri ha parlato anche di Venezuela: “La nostra attenzione va anche e soprattutto alla tutela dei nostri connazionali, per scongiurare che eventuali atti di violenza possano colpire i nostri concittadini. Ho dato indicazione all’Ambasciata di Caracas e all’unità di crisi di seguire costantemente gli sviluppi per informare in tempo reale e assistere gli oltre 160.000 connazionali iscritti all’Aire, una delle più grandi comunità di italiani all’estero. Continueremo a seguire la situazione anche in ragione di rischi di destabilizzazione a livello regionale. Voglio dire al popolo venezuelano: il Governo italiano e l’Italia sono accanto a voi, oggi più di ieri sosteniamo il vostro cammino verso la democrazia e contro ogni violenza, ogni sopruso e ogni ricatto”.  

Tra i temi affrontati in aula anche la vicenda Luca Attanasio, ucciso nel 2021 in Congo. “Il Governo ha a cuore l’accertamento della verità sulla tragica imboscata che ha tolto la vita all’ambasciatore Luca Attanasio, al carabiniere scelto, medaglia d’oro al valor militare, Vittorio Iacovacci e al signor Mustapha Milambo” assicura Tajani, aggiungendo: “Questa vicenda, per la quale sentiamo forte l’impegno ad assicurare giustizia e onorare la memoria dei caduti, va inquadrata nel più ampio e doveroso rispetto sia per l’operato e l’indipendenza della nostra magistratura sia degli obblighi di diritto internazionale che vincolano l’Italia. 

Il Governo ha, quindi, valutato che un’eventuale costituzione dello Stato quale parte civile nel procedimento avrebbe esposto l’Italia a responsabilità internazionale per violazione delle norme internazionali in materia di immunità delle Nazioni Unite, norme che proteggono i nostri funzionari e i militari inviati all’estero – compresi quelli in Libano – sotto mandato dell’Onu, personale che contribuisce alla tutela della pace e della sicurezza internazionale. Una violazione di tali obblighi da parte del nostro Paese avrebbe comportato conseguenze rilevanti, tra cui il rischio di un contenzioso con le Nazioni Unite. 

Ciò avrebbe potuto sfociare in una condanna dell’Italia da parte della Corte internazionale di giustizia, con tutte le inevitabili conseguenze che ciò avrebbe comportato, sia sul piano pratico che politico. La decisione del Governo – spiega il ministro – è stata presa alla luce di questi fattori, che sono stati debitamente considerati e valutati, senza far mai venire meno la vicinanza alle famiglie, testimoniata dal fatto che, a pochi mesi dall’avvio del mio mandato, ho voluto dedicare all’ambasciatore Attanasio, insieme al comune e al sindaco di Roma, la Scalea all’esterno del Ministero degli Esteri, e al carabiniere Iacovacci una sala dell’unità di crisi all’interno del Palazzo della Farnesina”.

Lascia un commento