Gruppi Pro-life nei consultori: sdegno anche tra le italiane all’estero

Manifestazione a favore dell'aborto. Archivio.

ReteDonne, coordinamento italiane all’estero ha emesso un comunicato in cui condanna l’emendamento che permette ai gruppi Pro-life di entrare nei consultori nei quali si emettono i certificati che permettono alle donne che lo desiderano di recarsi in ospedale per interrompere la gravidanza.


ROMA.- L’emendamento, approvato in questi giorni, per permettere ai gruppi Pro-life di entrare nei consultori in cui le donne si recano per verificare le settimane di gravidanza ed eventualmente richiedere un certificato per abortire in ospedale, così come previsto dalla legge 197, in vigore da 46 anni, ha suscitato sdegno e critiche in Italia e all’estero. 

Tanti i gruppi femministi e le associazioni per il rispetto dei diritti umani che hanno levato la loro voce per condannare un’azione che tende a minare un diritto delle donne così importante come è quello dell’aborto libero e assistito.

Al coro di proteste si è unita anche Rete Donne, coordinamento delle donne italiane all’estero che ha emesso il seguente comunicato:  

La 194 non si tocca!                                       

Appello di ReteDonne – coordinamento donne italiane all’estero

Mentre in Germania una commissione istituita dal Governo consiglia di rendere legali le interruzioni di gravidanza nelle prime dodici settimane, aprendo un nuovo dibattito per la totale depenalizzazione dell’aborto, e mentre i Paesi Bassi restano una delle nazioni tra le più virtuose in Europa nella difesa del diritto all’aborto, fornendo alle donne tutta l’assistenza prima e dopo l’intervento, in Italia il Governo vuole permettere alle associazioni Pro vita di avere un ruolo attivo nei consultori, mettendo così in pericolo l’essenza della legge 194. Questa legge, fondamentale per la salute e l’autodeterminazione delle donne, venne scritta per legalizzare l’accesso all’aborto, ma anche per accompagnare e affiancare le donne verso una maternità consapevole, attraverso informazioni neutre e scientifiche.

L’associazione ReteDonne – coordinamento donne italiane all’estero considera la norma approvata una chiara limitazione della libertà delle donne. La presenza e l’operatività presso i consultori di associazioni dichiaratamente antiabortiste va a minare proprio il principio di imparzialità su cui si fonda la legge. L’Italia, anziché mettersi al passo con il diritto fondamentale di autodeterminazione delle donne, espresso di recente anche dal Parlamento europeo con il voto a favore dell’inserimento dell’interruzione di gravidanza nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, prova a fermarne il cammino. Questo è ancora più grave in un Paese che ha ridotto notevolmente i consultori per le donne, soprattutto al Sud, e vede una media di medici antiabortisti del 70%, 80% al Sud, che costringe le donne del meridione a lunghe trasferte interregionali per vedersi garantire un diritto, che a norma della 194, deve essere usufruibile in ogni struttura ospedaliera del Paese.

ReteDonne chiede che il Governo italiano ci ripensi e, al contrario, si impegni perché i diritti delle donne vengano rispettati, attuati e ampliati.                                 

ReteDonne e.V. – coordinamento donne italiane all’estero
Luciana Mella, presidente

ReteDonne – Paesi Bassi
Letizia Maulà, coordinatrice

 

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