Medio Oriente, piani di tregua a confronto. Blinken: “Ho fiducia”

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MADRID. – Mentre la guerra nella Striscia di Gaza entra nel suo quinto mese e le vittime tra la popolazione palestinese hanno ampiamente superato le 27mila, non si riesce ancora a raggiungere un accordo per il cessate il fuoco che ponga fine a una strage che sta riguardando in stragrande maggioranza donne e bambini. Di fatto, però, le armi sono ancora protagoniste nell’enclave dove anche nelle ultime ore si è registrato un pesante tributo di sangue.

Questa mattina, un portavoce di Tsahal ha reso noto che “dozzine di militanti palestinesi sono stati uccisi nella città di Khan Younis nelle ultime 24 ore”. Intanto, come detto, restano tuttora in stallo i negoziati condotti grazie alla mediazione di Egitto e Qatar, sotto “l’egida” della Casa Bianca, rappresentata in questo caso dal segretario di Stato americano Antony Blinken, che proprio oggi dovrebbe incontrare i leader israeliani dopo che Hamas si è detta disponibile a un accordo che preveda anche la liberazione degli ostaggi.

Da una parte, a quanto è dato di sapere, Stati Uniti, Israele, Qatar ed Egitto hanno proposto un cessate il fuoco di diverse settimane in cambio del rilascio graduale degli ostaggi ma ieri Hamas ha ribadito le sue richieste “irrinunciabili” che prevedono in particolare il rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi (è circolata la cifra di 1.500, tra cui numerosi condannati all’ergastolo). Secondo fonti non ufficiali citate da alcuni media la controproposta di Hamas prevederebbe inoltre, in merito alla liberazione degli ostaggi, tre fasi della durata di 45 giorni ciascuna.

Nella prima fase, tutte le donne israeliane in ostaggio, i maschi sotto i 19 anni, gli anziani e i malati sarebbero rilasciati in cambio del rilascio di donne e bambini palestinesi dalle carceri israeliane. Nella seconda fase verrebbero invece liberati i restanti ostaggi maschi. Nella terza fase verrebbero infine scambiate le salme delle persone uccise nei combattimenti. Entro la fine della terza fase, Hamas confiderebbe nell’effettivo raggiungimento di un accordo sulla fine della guerra.

Il “piano Hamas” prevederebbe anche l’inizio della ricostruzione di Gaza e il completo ritiro delle forze israeliane. Intervistato da Al Jazeera, Muhhamed Nazzal, membro anziano dell’ufficio politico di Hamas, ha specificato che tra i dettagli del piano di pace proposto dall’organizzazione, “nessuno può essere compromesso. La macchina omicida israeliana deve essere fermata. Desideriamo vedere il completo ritiro delle forze di occupazione israeliane dalla Striscia di Gaza. La nostra risposta è realistica e le nostre richieste sono ragionevoli”.

Nazzal ha aggiunto che Hamas teme che gli israeliani “non siano seriamente impegnati” a cercare un accordo di tregua specificando che l’inclusione del cessate il fuoco permanente nella seconda parte dell’accordo “è stata redatta per verificare se lo sono”.

L’esponente di Hamas ha anche aggiunto che cinque “garanti” sono stati scelti per supervisionare l’accordo di tregua con gli israeliani nel caso questo dovesse concretizzarsi: Qatar, Egitto, Turchia, Russia e ONU. Al momento però, come detto, i tentativi di far cessare i combattimenti a Gaza appaiono a dir poco non destinati a ricevere un’immediata luce verde.

Da parte sua, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è tornato ad affermare che la guerra continuerà fino alla “vittoria totale” su Hamas e al ritorno di tutti gli ostaggi rimasti. Lo stesso Blinken ha riconosciuto che “c’è ancora molto lavoro da fare”, pur sottolineando di avere fiducia sul fatto che un accordo sugli ostaggi sia possibile. Ieri, in una conferenza stampa in Qatar, si è detto convinto che un percorso verso una pace più duratura “sta diventando sempre più nitido” ma richiederà “decisioni difficili” da parte dei leader della regione.