Premierato: intesa cdx su norma anti-ribaltone, da opposizioni duemila emendamenti

Una veduta esterna di Palazzo Chigi durante la riunione sulla manovra fra la premier Giorgia Meloni e i capigruppo di maggioranza, Roma,
Una veduta esterna di Palazzo Chigi sede del governo. ANSA/GIUSEPPE LAMI

MADRID. – C’è l’intesa da parte dei leader del centrodestra sull’emendamento che modifica l’articolo 4 del ddl Casellati sull’elezione diretta del presidente del Consiglio. L’intesa sulla cosiddetta norma anti-ribaltone è stata confermata in mattinata a Rainews24 dal presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, Alberto Balboni. 

Oggi alle 12 è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti: quelli di maggioranza sono stati presentati direttamente dal governo, mentre tra le opposizioni il Pd ha presentato circa 800 emendamenti, Avs oltre 1.000, il M5S 12 (però “mirati”), Italia Viva 16. 

I punti salienti dell’emendamento anti-ribaltone del governo prevedono che “in caso di revoca della fiducia al Presidente del Consiglio eletto, mediante mozione motivata, il Presidente della Repubblica scioglie le Camere”, rafforzando quindi i poteri del premier eletto e riducendo i casi in cui si possa ricorrere alla “staffetta” con il secondo premier: 

“In caso di dimissioni volontarie del Presidente del Consiglio eletto – si legge sempre nel testo – previa informativa parlamentare, questi può proporre, entro sette giorni, lo scioglimento delle Camere al Presidente della Repubblica, che lo dispone. Qualora non eserciti tale facoltà e nei casi di morte, impedimento permanente, decadenza, il Presidente della Repubblica può conferire, per una sola volta nel corso della legislatura, l’incarico di formare il Governo al Presidente del Consiglio dimissionario o a un altro parlamentare eletto in collegamento con il Presidente del Consiglio”. 

Rispetto al precedente testo, il premier eletto avrà il potere di chiedere lo scioglimento delle Camere non solo in caso di mozione motivata di sfiducia, ma anche quando dovessero mancare i numeri sulla questione di fiducia posta dal governo su un singolo provvedimento.

“L’opposizione fa il suo lavoro, non vogliono l’elezione diretta del premier ed è normale che rispondano con gli emendamenti. Si è lavorato a una formulazione della norma più chiara della precedente: serve maggiore stabilità, basta con gli inciuci, basta con i governi tecnici, saranno i cittadini se passa questa riforma a decidere da chi devono essere governati. Questa la considero la madre di tutte le riforme”: così la premier Giorgia Meloni in un punto stampa a Tokyo. 

“Il mito della governabilità genera mostri. Il Premierato all’italiana di Meloni e soci è un pasticcio, una proposta inemendabile. Un testo sbagliato non si può modificare o migliorare, ma solo bocciare” afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di Palazzo Madama, che aggiunge: 

“Non sono d’accordo tra di loro e presentano un’accozzaglia di norme pasticciate che non servono a garantire la stabilità del Paese. Siamo contrari al presidenzialismo, al semi-presidenzialismo e al premierato perché riteniamo che la figura del Presidente della Repubblica, unico garante dell’unità del Paese, vada tutelata e non messa in mora. Alleanza Verdi e Sinistra è contraria all’elezione diretta del Premier, ed è contraria alla messa in mora del Presidente della Repubblica. AVS in commissione ha presentato oltre 1.000 emendamenti dalla sfiducia costruttiva ai quorum di garanzia, dai soppressivi sull’elezione diretta al ruolo del Parlamento”.