Spagna, a gennaio l’occupazione segna il passo

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MADRID – Il fenomeno viene comparato ai postumi di una sbornia. Com’è consuetudine, gennaio mostra un incremento della disoccupazione. Dopo le festività natalizie, le attività economiche frenano. In particolare, quelle collegate con la ristorazione e il commercio.

Stando alle cifre rese note dal Ministero dell’Inclusione, della Previdenza Sociale e delle Migrazioni, il numero dei disoccupati a gennaio è aumentato di seimila 400 lavoratori e ha raggiunto i due milioni 768mila persone. A soffrire maggiormente la stagnazione dell’occupazione, tipica dei mesi successivi alle festività di fine anno, sono state soprattutto le donne. In effetti, il 70 per cento dei nuovi disoccupati sono lavoratrici che avevano trovato impiego presso negozi, ristoranti, bar e hotel.

Per quanto riguarda le “Comunidades Autónomas”, eccezion fatta per le isole Baleari, tutte, chi più chi meno, sono state castigate nella stessa misura.

Dal canto loro, i contribuenti alla Previdenza Sociale, superano i 20 milioni 600mila. Il settore trainante, quello che fa da locomotiva, ancora una volta è il pubblico. Ma anche l’edilizia ha avuto un’ottima performance a gennaio. Tra le professioni più gettonate quelle che si considerano di alto valore aggiunto. Ovvero, quelle legate all’informatica, alle telecomunicazioni, alle scienze e alla salute hanno mostrato ottimi risultati.

A gennaio, poi, i contratti sono stati un milione 185mila. Di questi, il 43 per cento quelli indeterminati. Questi, dall’entrata in vigore della nuova legge sul lavoro, si sono pressoché quadruplicati.

La ministro dell’inclusione, della Sicurezza Sociale e le migrazioni, Elma Saiz, nel commentare le cifre relative l’occupazione, ha mostrato la propria soddisfazione. Ha sottolineato che “negli ultimi 12 mesi sono stati creati più di 544mila posti di lavoro”; ha fatto notare che sono “circa 20,8 milioni di occupati nel Paese” e che “tra le donne sono stati raggiunti livelli record”.

– Creiamo posti di lavoro – ha detto -; e lo facciamo con più qualità.

Pepe Álvarez, leader della UGT, uno dei maggiori sindacati spagnoli, ha precisato che “l’economia spagnola continua a funzionare e le prospettive per l’anno 24 dovrebbero essere buone”.

Ma non tutti vedono il bicchiere mezzo pieno. Il Partito Popolare non fa la stessa lettura ottimista delle statistiche. Juan Bravo, Vicesegretario economico dei “popolari”, ha rimarcato che solo due contratti su 10 sono a tempo indeterminato e messo in evidenza che ci sono quasi 3000 aziende in meno rispetto al mese scorso.

Redazione Madrid