Migranti, Tajani: “Tutto il governo coinvolto sul progetto Albania”

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Primo Ministro della Repubblica di Albania Edi Rama a margine del Vertice UE-Balcani occidentali di Tirana. (Ufficio stampa)

MADRID. – “L’accordo è frutto innanzitutto del lavoro del ministero degli Esteri che, in sintonia con Palazzo Chigi, ha collaborato con Interno, Giustizia e Salute”. Il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani risponde così alla domanda di Affaritaliani.it se sia vera l’irritazione con Palazzo Chigi per l’accordo con l’Albania sui migranti o se la scelta sia stata condivisa anche con Forza Italia.

“Sono stato il primo a parlare del progetto con Giorgia Meloni. Ed ho iniziato a lavorare nel mio ufficio a Palazzo Chigi con Matteo Piantedosi. Tutto il governo è stato coinvolto. Le notizie che ho letto sono, quindi, completamente false. Non c’è stato alcun contrasto all’interno della maggioranza. Chi scrive dovrebbe informarsi meglio. Nessun giornalista che ha parlato dei contrasti sul tema Albania mi ha chiesto se fosse vero ciò che stava per scrivere”, conclude il segretario di Forza Italia e titolare della Farnesina.

Già ieri, in una intervista la Corriere della Sera, il ministro era intervenuto sulla polemica legata all’accordo con l’Albania sul tema migranti, ed era stato chiarissimo: “Ho letto storie, articoli di giornali italiani davvero assurdi, materialmente falsi. È un accordo di tutto il governo italiano, a cui hanno lavorato insieme presidenza del Consiglio, Esteri, Interno, Giustizia e Salute. L’intero negoziato, sin dalle fasi iniziali, è stato gestito, come normale, dal mio ministero. La prima riunione preparatoria si è tenuta nel mio ufficio a Palazzo Chigi.

Dopo un primo incontro che ho avuto con Giorgia Meloni, ho indetto il 6 aprile una riunione operativa preliminare fra ministero degli Esteri, dell’Interno e con l’ambasciata a Tirana. Non è un accordo nato bevendo un bicchiere di vino in vacanza. La prima missione operativa a Tirana di Esteri e Interno è partita il 24 maggio. Abbiamo decine di verbali, mail, resoconti di incontri fra nostri funzionari e con i dirigenti albanesi”.

Intanto il patto continua a far discutere. Il protocollo firmato dalla premier Giorgia Meloni e dal primo ministro albanese Edi Rama, che prevede il trasferimento di alcuni richiedenti asilo e rifugiati dall’Italia all’Albania, dove saranno ospitati in strutture apposite, e salutato dall’Italia come “un segnale forte di solidarietà e cooperazione” divide i cittadini italo-albanesi e quegli albanesi più culturalmente e linguisticamente legati al nostro Paese.

Il veicolo è una pagina Facebook, Scoprire l’Albania, che unisce le due sponde del Mediterraneo nell’amore per la scoperta tra due popolazioni legate proprio da un importante flusso migratorio, quello dei primi anni 90. Tra i commenti espressi su questa questione, in questi giorni emergono diverse posizioni e prospettive.

Alcuni vedono l’accordo come una mossa politica, “volta a scoraggiare i flussi migratori verso l’Italia e a dimostrare agli altri paesi europei la capacità di gestire il fenomeno” da parte dell’Italia. Altri lo considerano “una conferma dell’ingenuità di alcuni politici italiani”, che avrebbero sovrastimato il proprio peso all’interno dell’Unione Europea “e sottovalutato le conseguenze dell’accordo sull’Albania”. Per Adler Falke ad esempio “‘è come se la Cina costruisse un centro di accoglienza in Taiwan o altro paese, nessuno lo permetterà perché è un precedente pericoloso per la sicurezza nazionale dell’Albania”.

Alcuni esprimono preoccupazioni sull’attuale accordo, sia dal punto di vista della sua efficacia, sia dal punto di vista della sua sostenibilità. “La mancanza di accordi con i paesi d’origine dei migranti, il costo del trasferimento, la difficoltà di effettuare rimpatri o espulsioni, il rischio di spostare il problema da un paese all’altro senza risolverlo a lungo termine” sono alcune delle critiche mosse all’accordo.

Altri ancora si interrogano sulle implicazioni dell’accordo per la sicurezza nazionale della Albania, che “potrebbe essere esposta a un impatto sociale, economico e politico significativo a causa dell’arrivo di un così grande numero di migranti”.

Vista con la lente della politica interna albanese, molti vedono l’accordo, che in teoria non prevede nulla in cambio per l’Albania, come “un gesto di buona volontà che prefigura il sostegno italiano negli sforzi di Tirana per aderire all’UE”. Altri propongono alternative e esempi di come gestire la questione dei migranti. In particolare, il modello tedesco è citato come un esempio riuscito di integrazione dei migranti nella società, attraverso l’insegnamento della lingua, l’inserimento nel contesto sociale e l’accesso all’occupazione. Alcuni suggeriscono che questa dovrebbe essere la strategia adottata, invece di lasciare i migranti da soli o di affidarli a paesi terzi”.

(Redazione/9colonne)

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