CARACAS – Nello sport come nella vita si inizia a sognare fin da piccoli: chi vuole diventare un calciatore, chi “pelotero” nella MLB, pilota di F1 e così via. Poi man mano che si diventa grandi alcuni sogni si realizzano, altri cambiano con il passare degli anni. L’importante é seguire i propri sogni con passione e motivazione così com’é accaduto a Michele Vassalotti, un giovane italo-venezuelano che ha iniziato prima a praticare calcio, ma poi dopo una visita allo stadio José Bernardo Pérez di Valencia decise di cambiare il rettangolo verde per il diamante del baseball. Questa passione per lo sport delle mazze ed i guantoni l’ha portato a difendere la maglia azzurra nel World Baseball Classic.
Durante una conversazione via Whatsapp, il campione nato il 2 agosto 2000 a Valencia ci racconta com’è sbocciato l’amore verso questo sport.
“Tutto é nato tra gli 8 – 10 anni, quando i miei genitori hanno iniziato a portarmi con piú frequenza allo stadio José Bernardo Pérez, la casa dei Navegantes del Magallanes. In quell’ambiente si é accesa in me la fiamma di voler diventare un giocatore di baseball. Quando ero piú piccolo, vedevo le gare della Major League Baseball insieme a mio papá. Penso che tutto questo abbia influito nella mia scelta di diventare un giocatore di baseball”.
Come tutti i figli di italo-venezuelani, il piccolo Vassalotti ha iniziato a giocare a calcio, ma l’amore e la passione per il baseball era piú grande di quello per la palla a chiazze.
“I miei genitori si sono resi conto che la mia passione non era il calcio ma il baseball, anche se praticavo i due sport in simultanea. Quando avevo 13-14 c’é stata la possibilitá di entrare in un’accademia per diventare professionista, sostenni un’intervista con una società che mi offriva la possibilitá di giocare e studiare o allenarmi. Così firmai il contratto ed i miei fin dall’inizio sono stati d’accordo”.
Michele Vassaloti ha iniziato a praticare baseball nel “Club Hogar Hispano” di Valencia dove ha avuto un prof chiamato Servando, che lo ha aiutato ad inserirsi nel migliore dei modi nel mondo dei guantoni e dei diamanti. Vassalotti era socio del Centro Social Italo Venezolano di Valencia, ma lí non si giocava baseball, ma softball.
“I miei genitori erano soci del CSIV di Valencia, ma il baseball non era nel programma dei Juegos FEDECIV. Nei nostri giochi c’é soltanto il softball, per questo motivo non ho giocato con il nostro sodalizio nei Giochi Olimpici della nostra collettivitá”.
In questo 2023, é andata in scena la quinta edizione del World Baseball Classic e tra le protagoniste c’era la nazionale azzurra che é arrivata fino ai quarti di finale dove si é arresa al Giappone, che poi ha portato a casa la coppa guidata dal campione Shohei Ohtani.
“Nel mese di gennaio ho ricevuto la telefonata per far parte della nazionale italiana, ma non c’era nulla di concreto. Io sono stato sempre in contatto con il direttore generale degli Azzurri: parlavamo spesso di baseball, sulla mia forma fisica e tante altre cose. Lui seguiva spesso le mie prestazioni sul diamante” – ci racconta Vassalotti, aggiungendo –

“Il giorno che mi hanno contattato per dirmi che mi avevano inserito nel preroster ero a pranzo con mia mamma e mi hanno chiesto se volevo partecipare nello stage per conquistarmi un posto nella squadra che doveva partecipare nel World Baseball Classic. Prima dovevo andare in Repubblica Dominicana per partecipare al ritiro della mia squadra e risolvere le pratiche per il visto. Poi sono andato in Arizona per lottare per il mio posto in nazionale. Il giorno prima della consegna dei roster ho ricevuto la telefonata dallo staff azzurro per dirmi ero tra I convocati: per me é stata una sorpresa e una gioia immensa, poi quando ho visto il mio nome in televisione nel roster dell’Italia é stato il massimo”.
Nel World Baseball Classic l’Italia ha battuto 6 – 3 la nazionale cubana nella gara d’esordio, poi sono arrivate le sconfitte con Taipei Cinese (7 – 11) e Panama (2 – 0). Nel match che ha chiuso la fase a gironi gli Azzurri hanno superato (1 – 7) i Paesi Bassi. Con questa performance i ragazzi allenati dall’italo-statunitense Mike Piazza sono volati alla fase successiva dove hanno affrontato il Giappone.
“Per me é stata un’esperienza incredibile, un’emozione aver giocato con la nazionale dei miei antenati. La cosa piú importante in questo World Baseball Classic sono stati gli insegnamenti che ho ricevuto dai miei compagni: vedere come preparavano le gare, come le vivevano e tutte quei piccoli dettagli che ci sono in un match di baseball” – ci racconta durante la conversazione, aggiungendo –
“Poi siamo riusciti a creare un gruppo che sembrava una famiglia. Non ci sono parole per descrivere quest’esperienza e poi se aggiungiamo che c’era Mike Piazza come manager. Lui ha una forma unica per trasmetterci il messaggio di come affrontare le gare in campo, Piazza mi ha dato tanti consigli che mi porteró sempre con me. Lui era il manager, ma nel dogout era un giocatore in piú, parlava con tutti noi. Questo ci dava tantissima fiducia”.
Poi il lanciatore italo-venezuelano ci ha raccontato come lui e i compagni hanno vissuto la gara d’esordio contro Cuba.
“Al principio sembrava che fosse una gara in piú, eravamo tutti tranquilli. Ma poi, dopo il primo lancio, c’é stata come una sorta di scossa in tutti i noi e siamo entrati nella realtá che stavamo rappresentando la terra dei nostri avi. C’era un feeling straordinario nel nostro gruppo” – confessa il campione nato a Valencia 22 anni fa, aggiungendo – “Nelle nostre gare c’era sempre un gruppo di tifosi ad incitarci e gridare a squarciagola: Italia! Italiaa! Questo ci dava quella carica in piú. Noi in panchina vivevamo tutte le gare come se fosse una finale, tutto questo frutto del format del torneo dov’é vietato sbagliare!”
L’Italia del baseball non sembrava una nazionale come le altre che siamo abituati a vedere. I giocatori portavano bandane tricolori legate in fronte e si sono fatti crescere baffi e pizzetti giusto per l’occasione. Le telecamere insistevano sui caffè che venivano bevuti in panchina, o sulla macchinetta portatile che era lì nascosta in un angolo. Certi giocatori avevano dei cornetti portafortuna legati ai lacci delle scarpe, e fra di loro esultavano gesticolando nella maniera in cui fanno gli stranieri per imitare gli italiani.
“L’esultanza con il gesto é nata dopo una delle amichevoli che hanno preceduto il World Baseball Classic. Ci siamo riuniti e ci siamo chiesti: cosa potevamo portare o fare per la gara d’esordio che ci rappresentasse come nazionale italiana. E vari dei ragazzi hanno suggerito di fare il gesto classico degli italiani, a questa iniziativa ha aderito il manager Mike Piazza suggerendo che per la gara d’esordio tutti dovevamo portare i baffi” – ci racconta il lanciatore Vassalotti, aggiungendo –

“La storia con la macchina di caffé é iniziata prima della sfida con Cuba. Molti dei nostri coach e giocatori sono amanti di questa bevanda e stavano parlando che non avevamo una macchina per preparare il caffè durante le partite e ricordo che Mike mandò uno del suo staff a comprare una macchinetta per fare l’espresso. Questo signore l’ha portata in campo e quando un giocatore aveva voglia di un caffè ce l’aveva a portata di mano. Tutto è iniziato come uno scherzo ed é diventato un boom, a tal punto che la Nespresso quando siamo arrivati alla seguente fase ci ha fornito tutto per preparare il caffé. Questa ditta ha mandato una lettera a Mike Piazza dicendo che erano fieri di partecipare a questa iniziativa con la nazionale italiana”.
In Venezuela, il cartellino di Michele Vassalotti é dei Cardenales de Lara, nella stagione 2022-2023 era vicinissimo all’esordio nella Liga Venezolana de Béisbol Profesional, ma non ha ricevuto l’ok dei Milwaukee Brewes. Ma spera di poter giocare al piú presto nella “pelota” venezuelana.
Michele Vassalotti ha potuto indossare la maglia azzurra grazie alle sua origine italiana: i suoi nonni arrivati negli anni ’50 provenivano dalla provincia di Bari: da Capurso il nonno e da Sannicandro di Bari la nonna, che si sono conosciuti poi in Venezuela.
(di Fioravante De Simone / redazione Caracas)
