Glovo, nuove multe per 57 milioni di euro in totale

Glovo: consegne a domicilio.
Glovo: consegne a domicilio.

MADRID — Nuove possibili infrazioni, nuove multe milionarie. La lotta del governo spagnolo contro gli abusi nel mondo del lavoro avanza con un nuovo capitolo: e, ancora una volta, la protagonista è la piattaforma digitale di consegne a domicilio Glovo. In questo caso, ispettori del lavoro di Madrid hanno proposto sanzioni contro questa società per un totale di quasi 57 milioni di euro. Castigo dovuto al “mancato rispetto della legislazione” in materia, spiegano al Ministero del Lavoro.

Come riportato dalla radio Cadena Ser, la prima a riportare la notizia stamattina, a Glovo vengono contestate infrazioni con sanzioni conseguenti di oltre 200 milioni di euro in totale. In questo caso, alla società viene recriminato il presunto abuso di rapporti professionali con ‘riders’ costretti a lavorare come “false partite Iva” e con lavoratori stranieri in situazione irregolare. Metodi ampiamente denunciati da collettivi che difendono i diritti di questa categoria di lavoro spesso precaria.

A causa di ciò, il Ministero del Lavoro ha inflitto a Glovo multe per un totale di 56,7 milioni di euro, tra contributi non versati alla Previdenza sociale e sanzioni. Sommando queste ad altre mute già ricevute in passato, in totale il gruppo dovrebbe allo Stato spagnolo oltre 200 milioni di euro, secondo i calcoli resi noti dalla stampa iberica.

“Nessuna impresa in Spagna, grande o piccola che sia, potrà rimanere al margine della legge”, ha commentato in mattinata la vicepremier e ministra del Lavoro Yolanda Díaz. “Spero che l’azienda si tranquillizzi e rispetti la normativa”, ha detto.

Proprio Díaz è stata promotrice di una norma, in vigore dal 2021, che considera, per norma generale, i ‘rider’ come dipendenti delle piattaforme per cui lavorano.

Da parte sua, Glovo ha fatto sapere di voler presentare ricorso contro le ultime multe comminate, secondo Europa Press e altri media. La società sottolinea che i fatti contestati risalgono a prima dell’entrata in vigore della nuova ‘Legge Riders’.

Redazione Madrid