“La paura come dono”, dialogo tra Papa Francesco e lo psicologo Salvo Noè

Il Papa con i partecipanti al corso "Vivere in pienezza l'azione liturgica" organizzato dal Pontificio Istituto Sant'Anselmo (Vatican Media
Il Papa con i partecipanti al corso "Vivere in pienezza l'azione liturgica" organizzato dal Pontificio Istituto Sant'Anselmo (Vatican Media)

ROMA.- Da quando è salito sul soglio pontificio Papa Francesco non ha mai evitato i temi spinosi, le grandi problematiche, gli scandali che hanno fatto vacillare la fede di molti. No, non ha mai avuto paura. O almeno così sembrerebbe. Eppure, tra qualche giorno esce in libreria il libro: “La paura come dono”, che nasce da una lunga conversazione tra Bergoglio a Salvo Noè, psicologo, psicoterapeuta e mediatore familiare.

Il Papa riflette sulla paura nei suoi aspetti positivi e negativi. Nel suo aspetto positivo la considera un campanello d’allarme, un qualcosa che ci fa percepire un pericolo o che, di fronte ad una decisione, ci obbliga ad una riflessione più profonda, a valutare le nostre scelte con maggior attenzione. Nella sua accezione negativa, invece, la considera una forza che ci blocca, che ci evita di andare avanti e che quindi dobbiamo essere capaci di allontanare.

Alla domanda: “Di che cosa ha paura?”, il Pontefice risponde: “Di me stesso” e poi aggiunge: “…ognuno deve conoscere sé stesso e cercare dov’è la zona nella quale noi possiamo sbagliare di più e di quella zona avere un po’ di paura”.

“Non è la paura che mi annienta, no no… è un sentimento che mi rende attento: la paura è come una madre che ti avvisa”, dice Bergoglio a Salvo Noè.

“La paura come dono” è un libro che sta già creando grandi aspettative perché riflette anche il pensiero di Bergoglio su molte tematiche scottanti: dalla posizione della Chiesa nei riguardi degli omosessuali, agli scandali di pederastia, dalla mondanità di alcuni sacerdoti, all’ipocrisia.

In quanto alla comunità gay il messaggio è chiaro: “Dio si avvicina con amore ad ognuno dei suoi figli, a tutti e ad ognuno di loro. Il suo cuore è aperto a tutti e a ciascuno. Lui è Padre. L’amore non divide, ma unisce.”

Circa gli abusi sessuali del clero sui minori commenta che bisognerebbe far entrare la psicologia all’interno dei seminari affinché si possa capire con anticipo se ci sono inclinazioni all’abuso. Punta poi il dito verso la mondanità di alcuni sacerdoti: “oggi la più grande perversione nella Chiesa è quella dei preti arrampicatori e la mondanità. La mondanità che porta alla vanità, alla prepotenza, all’orgoglio. La mondanità uccide”.

Ancora più duro è il giudizio di Bergoglio sull’ipocrisia che considera “la paura per la verità” per poi aggiungere. “L’ipocrita teme la verità. Si preferisce fingere piuttosto che essere sé stessi. È come giocarsi l’anima. La finzione annienta il coraggio di dire apertamente la verità e così ci si sottrae facilmente all’obbligo di dirla sempre, dovunque e nonostante tutto”.

Nella prefazione del libro “La paura come dono” si legge: “Le due forze motrici della nostra vita sono: la paura e l’amore. La paura ci protegge, l’amore crea e sviluppa la nostra vita. Come possiamo far diventare la paura un dono? Scrivere un libro sulle paure rappresenta un viaggio verso la nostra libertà e, per arrivarci, abbiamo bisogno di incontrare le tortuosità della vita. Spesso queste tortuosità si presentano sotto forma di dolori, mal di vivere, palpitazioni, incontri, scontri, paure… A cosa serve tutto questo? A scorgere le parti migliori di noi. Ecco perché la paura può essere un dono, può cioè proteggerci e farci notare che abbiamo bisogno di liberare le nostre potenzialità. Dietro le paure fobiche si nascondono i nostri talenti, la nostra voglia di libertà, il coraggio di vivere.”.