Pnrr alla meta, il governo chiude gli ultimi file

La conferenza stampa congiunta del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, con la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen negli Studi di Cinecittà in occasione dell'approvazione del Pnrr.
La conferenza stampa congiunta dell'allora Presidente del Consiglio, Mario Draghi, con la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen negli Studi di Cinecittà in occasione dell'approvazione del Pnrr. (Ufficio Stampa Presidenza del Consiglio)

ROMA. – Il tempo sta per scadere ma non servirà nessun rush finale perché è tutto praticamente già pronto per rispettare gli impegni del secondo semestre e ottenere i 19 miliardi della terza rata del Pnrr. Tutti i ministeri hanno rispettato gli obblighi: poche ore prima di Natale quello dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e il dipartimento del Digitale, che avevano i carichi maggiori, hanno completato tutti i loro obiettivi. E poco dopo anche il ministero dell’Università e della Ricerca, uno di quelli che accusava più ritardi, ha chiuso i suoi file, assieme a quello dell’Istruzione.

Manca solo qualche dettaglio per poter completare la rendicontazione ufficiale e chiedere a Bruxelles lo sblocco dei fondi: mancano, ad esempio, due misure inserite nella manovra che domani dovrebbe ottenere dal Senato il via libera definitivo. I ministeri hanno accelerato il lavoro dopo la cabina di regia del 16 dicembre, per completare i 15 obiettivi che ancora mancavano alla meta dei 55. Così il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha approvato il 24 dicembre il finanziamento di 22 progetti per potenziare le reti di distribuzione dell’energia elettrica, affinché assorbano meglio quella prodotta da fonti rinnovabili e spingano ad una maggiore elettrificazione dei consumi.

Anche il ministro Gilberto Pichetto ha completato i compiti del suo dicastero, una settimana dopo i colleghi del Lavoro e dell’Agricoltura. Il dipartimento del digitale, che aveva ben 12 obiettivi da centrare in questo semestre, ha stretto i tempi subito dopo Natale, completando quanto mancava. Al ministero delle Infrastrutture manca solo un decreto Mit/Mef, in dirittura d’arrivo. Mentre nelle ultime settimane due ministeri hanno dovuto negoziare con Bruxelles alcuni dettagli, allungando i tempi dei provvedimenti.

Si tratta del ministero dell’Università e della Ricerca, che per raggiungere l’obiettivo di assumere 262 giovani ricercatori, ha dovuto concordare con Bruxelles la definizione dei requisiti. In pratica si considera ‘giovane’ ricercatore sia chi ha meno di 40 anni, sia chi oggi ne ha di più ma aveva maturato entro i 40 anni i requisiti per accedere ai fondi europei per incoraggiare le carriere dei giovani ricercatori.

Anche il ministero dell’Istruzione ha dovuto negoziare con la Ue per centrare l’ultimo obiettivo, cioè creare 7.500 alloggi universitari. In realtà, spiegano dal ministero dell’Università, ne mancano ancora un centinaio per raggiungere il target, ma con Bruxelles è stato concordato che verranno coperti entro il periodo di assestamento (febbraio del 2023).

Tra qualche giorno il governo potrà quindi chiudere il dossier 2022 e richiedere i 19 miliardi. E potrà concentrarsi sulla nuova fase che si apre nel 2023: la revisione del Pnrr, dalla governance alla ridefinizione di alcuni progetti, soprattutto quelli i cui costi non sono più realistici. La Ue è già allertata e disposta ad aiutare purché le modifiche non tocchino le riforme ma soltanto alcuni investimenti.

In gioco nel prossimo semestre c’è una rata da 16 miliardi da sbloccare dopo 27 obiettivi, tra cui l’entrata in vigore della riforma della giustizia civile e penale e del codice degli appalti. La vera sfida sarà però riuscire ad accelerare la spesa, visto che i ritardi sono già evidenti: il governo Draghi prevedeva ad inizio 2022 di spendere 40 miliardi, e invece a fine anno il bilancio faticherà ad arrivare alla metà.

Intanto, il ministero delle Infrastrutture fa sapere che per mandare avanti “ventuno opere strategiche”, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, il Cipess ha sbloccato un maxi pacchetto da 4,55 miliardi tra opere Anas e interventi nelle Marche “fermi da troppo tempo”. Risorse che arrivano in tutte le regioni. I bandi di gara verranno pubblicati “in tempo record”, tra la fine dell’anno e gennaio 2023.

(di Chiara De Felice/ANSA)