Salvini annuncia il pugno duro. Berlino difende le Ong

La nave 'Aquarius' della Ong 'SOS Mediterranee' arriva al porto di Marsiglia con il suo carico di migranti
La nave 'Aquarius' della Ong 'SOS Mediterranee' arriva al porto di Marsiglia con il suo carico di migranti. EPA/GUILLAUME HORCAJUELO

ROMA. – Se l’Ue già oggi, nel Consiglio degli Affari Esteri, non chiamerà il time out, rischia pericolosamente di avvitarsi lo scontro diplomatico sull’accoglienza dei migranti. Mentre Parigi alza ancora i toni, definendo “Giorgia Meloni la grande perdente di questa situazione”, Berlino si è schierata a sostegno del soccorso umanitario. “L’impegno delle ong merita la nostra riconoscenza e il nostro appoggio”, ha twittato l’ambasciatore tedesco in Italia Viktor Elbling mentre il Bundestag finanzierà con due milioni di euro l’anno la tedesca United4Rescue, che si prepara a mandare nel Mediterraneo la Sea Watch 5.

Ma l’Italia non arretra: “Il governo è pronto al pugno duro sugli sbarchi”, ha rilanciato il vicepremier Matteo Salvini, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani, pur ribadendo le ragioni di Roma, è sembrato tendere la mano ai francesi: “Siamo pronti a parlare con Parigi e a chiudere una polemica che non è partita da noi”.

Un incontro tra la premier Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron “al momento non è previsto” al G20 che si apre martedì a Bali, ha fatto sapere Tajani. Ma se il presidente del Consiglio italiano già venerdì scorso aveva espresso la sua disponibilità a parlarsi “per mettere sul tavolo le soluzioni”, la Francia non dà segnali di apertura. Il portavoce del governo francese, Olivier Véran, ha confermato che Parigi non farà quanto era stato previsto, ovvero accogliere “un po’ più di 3.000 persone” sbarcate in Italia, “di cui 500 entro la fine dell’anno”, nel quadro del meccanismo di solidarietà.

E a favore dell’attuale schema europeo, deciso a luglio scorso, è anche il governo socialista di Pedro Sanchez, che ieri non ha firmato la richiesta di un cambio di marcia in tema migratorio avanzata da Italia, Grecia, Malta e Cipro. Dopo essere stata chiamata in causa nei giorni scorsi dalla Francia, è uscita dal silenzio anche Berlino, senza tuttavia annunciare ritorsioni sui ricollocamenti. “Nel 2022 – ha affermato l’ambasciatore Elbling – sono già oltre 1.300 le persone morte o disperse nel Mediterraneo. Un 12% dei sopravvissuti sono stati salvati dalle ong. Loro salvano vite laddove l’aiuto da parte degli Stati manca. Il loro impegno umanitario merita la nostra riconoscenza e il nostro appoggio”.

Una difesa a spada tratta delle organizzazioni umanitarie per le quali invece l’Italia chiede all’Europa “un codice di condotta”. “Non possono fare i taxi” dei migranti, ha rincarato Tajani, ricordando un rapporto di Frontex sugli “appuntamenti in mare tra trafficanti” e ong per prendere a bordo le persone in fuga dai Paesi di origine. Ripristinare la legalità e scardinare certi automatismi in tema di sbarchi restano, spiegano fonti di governo, gli unici obiettivi dell’esecutivo. Nessuna volontà quindi di rompere con Paesi cui ci unisce una “fratellanza antica” e con i quali anzi è “necessario continuare un percorso comune”, ha assicurato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Ma l’incomunicabilità al momento resta ed è per questo che sia Parigi che Roma chiamano in causa l’Europa. “La decisione unilaterale, inaccettabile, inefficace e ingiusta da parte dell’attuale governo italiano esige risposte europee”, è tornata a tuonare la Francia per bocca del portavoce del governo Olivier Véran. Mentre “su richiesta esplicita dell’Italia”, il nodo cooperazione sui flussi migratori e il ruolo delle ong approdano al Consiglio dei Ministri degli Esteri a Bruxelles.

Un invito a fermarsi prima che sia troppo tardi arriva dal ministro degli Esteri del Lussemburgo Jean Asselborn: “Francia e Italia sono due pilastri imprescindibili per giungere ad una riforma del sistema europeo di gestione delle migrazioni. Una lite continua” tra Roma e Parigi, ha avvertito in un’intervista all’ANSA, “danneggerà l’intera Ue”.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)