Cabello: “sterzata” della Casa Bianca per “calcoli politici”

CARACAS – Diosdado Cabello, vicepresidente del Partito Socialista Unito del Venezuela, dubita sulle ragioni che hanno motivato la svolta degli Stati Uniti nei confronti dell’opposizione guidata da Juan Guaidó. Dubita anche su cosa l’abbia indotto ad  nuovo atteggiamento nei confronti della migrazione venezolana. Considera che la sterzata nordamericana sia frutto di “calcoli politici”.

È questa la ragione di fondo per cui ha chiesto alla militanza del suo partito d’essere “vigile”. Cabello teme che dietro l’apparente distanziamento dall’opposizione vicina a Guaidó possa esserci un pìano orientato a “causare danni maggiori al Venezuela”.

“La realtà che vivono oggi Juan Guaidó e l’opposizione che lo sostiene  è stata provocata dagli Stati Uniti, dai suoi interventi arbitrari. Guaidó – ha detto in conferenza  stampa – è un problema creato dagli Stati Uniti, non certo da noi. Hanno a che fare con un uomo che è stato un grande inetto, un grande ladro e truffatore. – ha commentato riferendosi a Guaidó -. E ora non sanno come sbarazzarsene”.

Diosdado, esponente di spicco del “chavismo” che ha imposto un governo autocratico, ha affermato che probabilmente la Casa Bianca non continuerà a sostenere l’interinato di Guaidó. Ció, a suo dire, provocherà la reazione di Guaidó.

Ha quindi affrontato il tema delle prossime elezioni negli Stati Uniti; quelle previste per l’8 novembre. È convinto che  determineranno le decisioni della Casa Bianca, che, ha spiegato, desidera archiviare al più presto  l’esperienza di Guaidó.

Quindi, riallacciandosi al tema dell’emigrazione venezuelana, un esodo senza precedenti in America Latina, ha commentato che l’ultimo provvedimento approvato dalla  Casa Bianca ha l’obiettivo di frenare l’ingresso illegale dei cittadini espulsi in Messico.

– Ora offre loro di entrare negli Stati Uniti in aereo senza fare alcun documento – ha affermato -. Ma potranno farlo solo 24.000 persone… e unicamente se hanno uno sponsor. Perché la Casa Bianca non lo ha deciso prima? Era un loro piano. Anche Marco Rubio  ha applaudito la decisione di Biden.

Diosdato ha  negato, non poteva essere altrimenti, che siano perseguitati politici coloro che hanno lasciato il Venezuela per recarsi negli Stati Unit. E, ancor meno, a suo giudizio, lo sono i giornalisti. Nessun riferimento naturalmente ai tanti giornali costretti a chiudere per aver criticato il governo o  delle stazioni radio a cui Conatel castiga con pesanti multe o con la sospensione delle trasmissioni a causa dei loro programmi “scomodi”.  Diosdado ha commentato che, se chi è emigrato fosse un  perseguitato politico, non avrebbe approfittato del “Plan Vuelta a la Patria” per tornare in Venezuela.

“I paesi che avevano le frontiere aperte ora le hanno chiuse – ha anche detto -. Lo hanno fatto perché è cambiata la strategia.  Ma noi restiamo siamo vigili.  Ci attendiamo – ha ribadito – qualcosa di peggio”.

Redazione Caracas