Giallo sulla salute di Navalny, ma per Mosca “sta bene”

Il leader dell'opposizione russa Alexei Navalny,
Il leader dell'opposizione russa Alexei Navalny, (ANSA)

MOSCA. – Alexey Navalny sta male. E non si capisce bene perché. L’allarme è stato lanciato sui social dal suo staff, in particolare da Leonid Volkov, il suo braccio destro nonché coordinatore della rete regionale del Fondo Anti-Corruzione, ormai vera e propria cinghia di trasmissione delle iniziative (politiche e non) dell’oppositore in tutta la Russia, compreso quella più profonda.

E dunque fumo negli occhi per il Cremlino. Le autorità hanno minimizzato. “Le sue condizioni di salute sono stabili e soddisfacenti”, ha tagliato corto il Sistema Penitenziario Federale, confermando (implicitamente) i timori dei suoi.

“Lo dicevano anche a Omsk”, ha notato infatti la sua portavoce, Kira Yarmish. Ovvero dove è stato ricoverato in fin di vita dopo essere stato avvelenato – secondo le analisi effettuate dagli specialisti tedeschi – con il Novichok, il composto al nervino sviluppato in gran segreto da Urss prima e Russia poi.

Ma cos’ha, Navalny? Pare forti dolori alla schiena, tanto da perdere sensibilità a una gamba. I medici della colonia penale dove sta scontando la sua pena (2,5 anni) gli avrebbero dato due pasticche di ibuprofene e via.

“Naturalmente non è migliorato”, ha commentato preoccupata Yarmish. I suoi legali si sono quindi precipitati ai cancelli della colonia (la Pokrovskaya IK-2, nella regione di Vladimir), definita recentemente dallo stesso Navalny “un simpatico campo di concentramento”. Ma gli è stato negato l’ingresso, per non precisati “motivi di sicurezza”.

Ed è in quel momento che al Fondo Anti-Corruzione hanno innestato la quinta marcia, inondando la rete di appelli a registrarsi alla grande manifestazione indetta per chiedere la sua liberazione.

La strategia, questa volta, è diversa. Basta proteste lampo, indette a ridosso dei fine settimana, e largo alla pianificazione, con un sito appositamente creato (free.navalny.com) dove aderire con tanto di nome e cognome: solo dopo aver raggiunto la fatidica soglia di 500mila persone il Fondo renderà nota l’ubicazione e la data dell’evento.

“Non c’è più tempo, dobbiamo fare in fretta”, si legge su uno dei tanti post in rete. Un’agitazione che in poco tempo ha spinto le registrazioni oltre quota 250mila iscritti.

“Mikhailova e Kobzev – i legali di Navalny, ndr – sono entrati nel territorio della colonia, ma questo non significa che potranno vedere Alexey, aspettiamo notizie da loro”, ha scritto Volkov in giornata.  Poi il Fondo ha diffuso la richiesta, presentata dagli avvocati, “d’immediata visita da parte di un medico di fiducia e interruzione della tortura della privazione del sonno”.

Laconico il Cremlino: “Non seguiamo il caso, il monitoraggio della salute dei prigionieri è di competenza delle autorità penitenziarie”, ha dichiarato il portavoce di Putin. Parole gelide, come la coda di questo inverno che in Russia sembra non finire mai

(di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA).

Lascia un commento