Prove di dialogo sul Recovery Plan, sanzioni per ritardi opere

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante il punto stampa a Palazzo Chigi.
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante il punto stampa a Palazzo Chigi. ANSA / ANGELO CARCONI

ROMA. – Il Recovery plan italiano sarà composto da “un numero limitato di azioni” per “colmare i divari” che oggi ha il Paese”: per garantire che i singoli progetti siano attuati nei tempi, non solo ognuno di essi avrà un “soggetto istituzionale” responsabile, ma si valuterà anche di introdurre un meccanismo di premi e sanzioni. Giuseppe Conte lo spiega ai senatori, con una digressione rispetto all’informativa sul prossimo Consiglio europeo.

Lo fa nel giorno in cui il Senato e la Camera votano le risoluzioni di indirizzo al governo sul Recovery plan italiano. Il premier accoglie la proposta dei senatori di un sistema di “bonus/malus” sui progetti per spendere i 209 miliardi, mentre dalla Camera gli chiedono di non creare task force o strutture ad hoc per la gestione. E dichiara disponibilità a collaborare, anche con l’opposizione, oltre che con gli enti locali, per elaborare quei progetti.

I rapporti con il centrodestra restano tesi ma timide prove di dialogo ci sono: “Tutto il centrodestra domani o dopodomani può cancellare tutti gli impegni in agenda, perché gli italiani ci chiedono di lavorare insieme, non fate da soli. Se avete voglia, costruiamo un percorso, senza bacchette magiche o dirette tv. Buon lavoro e aspettiamo una sua telefonata”, dice Matteo Salvini nell’Aula del Senato rivolto a Conte, parlando a nome del centrodestra.

Il premier poco dopo, interpellato dai cronisti, non si sbottona e non svela se la telefonata ci sarà. Intanto Lega, Fdi e Fi si astengono sul documento di maggioranza sul Recovery e vanno verso l’astensione anche sull’autorizzazione allo scostamento di bilancio che il governo chiederà tra mercoledì e giovedì in Aula per fare nuovo debito e poter finanziare la prossima manovra.

Eccolo, il nodo più immediato per il governo. Serve la maggioranza assoluta, alla Camera e al Senato per approvare lo scostamento, che accompagna la nota di aggiornamento al Def (per la quale basta la maggioranza semplice). Ma i numeri sono sul filo, perché ci sono deputati e senatori positivi al Covid o in quarantena fiduciaria. “Auspico che il clima di leale collaborazione” possa “conservarsi anche in vista del voto sul prossimo scostamento di bilancio”, dice nell’Aula di Palazzo Madama il presidente del Consiglio.

Non servono aiuti dall’opposizione, ribadisce il ministro Federico D’Incà, perché la maggioranza ha i numeri. Ma basta un nuovo focolaio di contagi da Covid tra i parlamentari nelle prossime ore per farli venire meno, perché al Senato si contano a oggi circa 164 sì, tre sopra la maggioranza assoluta, mentre alla Camera i voti sarebbero circa dieci in più di quella soglia.

Il rischio che serva l’aiuto dell’opposizione non è scongiurato, anche perché al Senato non avrebbero ancora sciolto la riserva – anche se in genere votano con la maggioranza – cinque senatori ex M5s, che siedono nel Misto. E anche se si mormora di altri due senatori di Fi in arrivo alla maggioranza, gli azzurri cercheranno di non spaccarsi. Ecco perché l’appello di Conte non sfugge.

Il centrodestra voterà probabilmente contro la Nadef e si asterrà sull’autorizzazione allo scostamento: per mostrarsi responsabile e insieme non dare “aiutini” alla maggioranza. Se ci fosse un’emergenza, nessuno sa dire se Fi e alleati potrebbero spaccarsi. Ecco perché, a taccuini chiusi, trapela l’auspicio condiviso che le cose filino lisce e la maggioranza se la cavi da sola: alla Camera dovrebbero rientrare 5 deputati Pd e 4 di Leu che erano in isolamento fiduciario, riducendo le assenze causa Covid a non più di dieci, mentre al Senato si conterebbero 3 assenti per Covid in maggioranza (Merlo, Cario, Anastasi).

Si monitorano i numeri di ora in ora, i ministri saranno tutti in Aula per votare. Sul piano politico, intanto, Matteo Renzi torna a chiedere “un tavolo politico” per capire come andare avanti con la maggioranza. Una proposta non nuova, ma su cui il leader di Iv sarebbe tornato alla carica dopo contatti con il Pd.

Renzi (come anche, nel centrodestra, Fi) invoca a gran voce anche il Mes, su cui invece i Dem per ora si mostrano più prudenti (“Sono a favore ma bisogna vedere se le risorse sono aggiuntive o sostitutive”, dice Francesco Boccia). Mentre il M5s continua a frenare, anche se con toni non ultimativi: “Ora non ce n’è bisogno”, dice D’Incà.

Tra i pentastellati spunta anche una mini-fronda contro il Recovery: un gruppo di deputati (Raduzzi, Giuliodori, Maniero e Zanichelli) chiedono di valutare se convenga davvero chiedere i prestiti di Next generation Eu. Conte non sembra nutrire dubbi. Il governo è “pronto a presentare” le linee guida del Recovery plan italiano, assicura: il premier potrebbe portarle con sé al Consiglio europeo di giovedì e illustrarle a Ursula Von Der Leyen a Roma, se sarà confermata la visita della presidente della commissione Ue ipotizzata per il 20 ottobre.

Ma è sui progetti da presentare entro gennaio che maggioranza e opposizione chiedono di avere voce in capitolo. Il premier apre, dettaglia alcune linee di massima (il 20% dei fondi al digitale, il 40% all’ambiente). E prende nota delle indicazioni del Parlamento, dove la maggioranza con il parere favorevole del governo, approva le sue risoluzioni: “Evitiamo di creare nuove strutture”, scrivono i deputati. Basta, insomma, con le task force.

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