L’Ucraina al voto. Poroshenko: “La scelta è fra me e Putin”

Il presidente Petro Poroshenko durante una manifestazione in sostegno alla sua rielezione.
Il presidente Petro Poroshenko durante una manifestazione in sostegno alla sua rielezione.

MOSCA. – “La scelta alle elezioni è fra me e Vladimir Putin”. Petro Poroshenko, a pochi giorni dal voto che determinerà il destino dell’Ucraina, ha deciso di puntare tutto sulla carta patriottica, una specie di voto utile davanti allo spauracchio del nemico alle porte. Il Paese, d’altra parte, è di fatto in guerra. Il messaggio dunque è: ‘di chi vi fidate di più quando si tratta di difendere la nazione?’. Forse non di un comico prestato alla politica come Vladimir Zelensky, che stando ai sondaggi è in testa alle preferenze degli ucraini.

La strategia è stata perseguita con attenzione e ha dato i suoi frutti, dato che il presidente in carica era dato per morto e ora oscilla tra il secondo e il terzo posto. E il sistema elettorale a doppio turno potrebbe dargli una mano sostanziosa, se alla fine al ballottaggio finiranno davvero lui e Zelensky. “Oggi il tema della difesa nazionale è la principale questione politica”, commenta Konstantin Skorkin, analista politico del Carnegie Center di Mosca. “Molti percepiscono l’Ucraina come una fortezza sotto assedio e pensano che non sia saggio sostituire il leader, al netto dei suoi evidenti difetti”.

Insomma, nonostante la rabbia per le promesse non mantenute – lotta alla corruzione in primis – e il terribile stato dell’economia, Poroshenko potrebbe avere ancora qualche chance, per quanto la rabbia contro l’establishment abbia raggiunto livelli record. Un recente sondaggio Gallup ha infatti mostrato che in Ucraina solo il 9% della popolazione si fida del governo. Non c’è da meravigliarsi, dato che il 60% della popolazione vive sotto la soglia della povertà (dati Onu del 2016) e ben 3,2 milioni di persone negli ultimi cinque anni hanno cercato fortuna all’estero.

In tutto questo gli oligarchi – intesi come le 100 persone più ricche del Paese – nel 2018 hanno aumentato la loro ricchezza del 43%. Poroshenko nel 2014 aveva promesso che avrebbe messo fine alla guerra in breve tempo e che avrebbe dato un taglio all’ineguaglianza e alle ruberie. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Anzi, recenti inchieste giornalistiche e giudiziarie hanno accusato il suo cerchio magico di essere coinvolto in diversi scandali, dagli appalti per il materiale bellico a prezzi gonfiati (proveniente dalla Russia, niente meno) al riciclaggio del tesoro appartenuto alla famiglia di Viktor Yanukovich, il presidente fedele a Mosca contro il quale Kiev si ribellò ai tempi dell’Euromaidan.

Ecco, ce n’è abbastanza per spiegare l’ascesa di Zelensky (e in misura minore il ritorno di Yulia Timoshenko, ex premier e zarina dell’opposizione ai tempi della rivolta arancione, ora in campo con una piattaforma dai toni populisti). Cambiare tutto e sperare che non resti comunque uguale. Però la carta russa ha sempre il suo perché e Poroshenko, gliene va dato atto, su questo punto resta il più netto. “Chi è il mio avversario?”, ha tuonato in tv. “Lo dico ad alta voce e sono l’unico che lo fa perché gli altri hanno paura: è Putin. La scelta ora è fra sostenere l’Ucraina o la Russia”. Rien ne va plus.

(di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)

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