Altri duecento anni per parità uomo e donna. Italia migliora

Un ragazzo e una ragazzi vestiti di nero, seduti in attesa di di un colloquio di lavoro. Parità
Rapporto del Wef, gender gap nel mondo scende di poco

ROMA. – L’eguaglianza fra uomini e donne in termini di partecipazione al mondo del lavoro e alla politica, reddito, accesso all’educazione e alle opportunità, migliora di poco nel 2018 su scala globale, dopo un 2017 nero in cui era persino diminuita per la prima volta in un decennio. Ma è un miglioramento quasi impercettibile, al punto che, al ritmo attuale, “ci vorranno 108 anni per chiudere il divario di genere in termini complessivi, e 202 anni prima di conseguire la parità sul posto di lavoro”.

E’ quanto emerge dal ‘Global Gender Gap Report’ elaborato dal Forum economico mondiale (Wef): ad oggi, il mondo ha chiuso mediamente il 68% del divario di genere (resta un gap del 32%), ma nel 2018 la riduzione è inferiore allo 0,1%, grazie a miglioramenti nel ‘gap’ dei redditi e delle opportunità di lavoro. La classifica vede in testa – senza sorprese – i Paesi del Nord Europa – Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia. Le aree peggiori sono Medio Oriente e Nordafrica, seguite dall’Asia meridionale.

L’Italia si mantiene lontana dai livelli ‘europei, al settantesimo posto, superata da Paesi come le Filippine, Cuba, Burundi o Albania. Ma “migliora drammaticamente”, salendo di 12 posti, avendo ridotto di quasi il 2% il divario relativo a opportunità economiche e partecipazione, oltre a quello relativo alla partecipazione e legittimazione politica femminile grazie al maggior numero di parlamentari donne.

Nonostante questi dati confortanti, l’Italia rimane il quarto peggior Paese in Europa occidentale in termini di eguaglianza di genere, superando solo Grecia, Malta e Cipro. E’ al 116esimo posto (su 149 nel mondo) per quanto riguarda l’accesso alla salute. E 61esima nell’educazione, dove la Penisola mostra “ancora un divario di genere in termini di frequentazione dell’educazione primaria e secondaria”. E non è detto che le tecnologie favoriscano per forza l’uguaglianza: nel settore dell’intelligenza artificiale, nota il Wef, appena il 28% della forza lavoro è donna.

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