Vlahovic trascina la Juventus: i bianconeri battono 1-0 l’Atalanta e conquistano la Coppa Italia

Dusan Vlahovic festeggia il gol. (Archivio ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

MADRID. – Serata di grande calcio allo stadio Olimpico di Roma, dove ieri la Juventus ha conquistato la Coppa Italia battendo l’Atalanta per 1-0, al termine di una partita combattuta e con tanti duelli fisici in campo. Per i bianconeri di Massimiliano Allegri è la 15° vittoria nella competizione tricolore.

Male l’Atalanta, protagonista di una gara anonima. I bergamaschi continuano a non vincere alcun trofeo, nonostante il buon momento che stanno vivendo. Prologo della finalissima nobilitato dall’inno di Mameli cantato da Al Bano, ma con la performance dell’artista pugliese impietosamente fischiata da tutto lo stadio, a causa di una versione canora che, evidentemente, non è stata molto apprezzata dal pubblico presente sugli spalti.

Lampo-Juve, l’Atalanta fatica. Quante proteste contro l’arbitro Maresca

Il match si è subito aperto con il gol in avvio della Juve, andata in vantaggio dopo appena 4 minuti con Vlahovic, abile a scattare e a resistere alla carica di Hien, per poi depositare in rete il pallone alle spalle di Carnesecchi. Ma qui i bianconeri, guidati in panchina da un abile Allegri che ha azzeccato tutte le mosse, non commettevano l’errore di chiudersi e, anzi, continuavano a creare pericoli alla porta nerazzurra.

Gli uomini di Gasperini hanno giocato una partita sottotono, dopo gli elogi forse eccessivi delle ultime settimane. Mai pericolosa, la Dea ha prodotto solo un palo con Lookman e poco altro, dovendosi inoltre ritenere fortunata per non aver subìto il secondo gol, a causa di una rete annullata per un fuorigioco di millimetri ad uno scatenato Vlahovic (il migliore in campo) e per un rigore solare, non concesso dal discusso arbitro Maresca (neppure richiamato dal Var) nel secondo tempo, per un fallo di Hien su Vlahovic, con il centrale orobico che prima rifilava una ginocchiata all’attaccante bianconero e poi lo scaraventava a terra con una spinta tutt’altro che legale.

Allegri, segnali d’addio: “Lascio una Juve vincente”. Gasperini: “Non siamo stati inferiori”

A fine gara, le immagini televisive sembrerebbero aver testimoniato un alterco fra Allegri e il Football Director Giuntoli: “Non è successo nulla – ha detto l’allenatore bianconero a fine partita – io rispetto la società e gli uomini. Volevo festeggiare coi miei ragazzi, che hanno fatto una stagione straordinaria, culminata con la qualificazione in Champions e l’approdo in finale di Coppa Italia, che poi i ragazzi hanno vinto. Lascio una Juve vincente, se non sarò più io l’allenatore, visto che tutti dicono così, in Champions e con un trofeo in mano”.

Contiene invece la delusione Gasperini: “Ci dispiace per la finale persa – ha dichiarato il mister bergamasco – ma abbiamo obiettivi importanti in campionato ed Europa League. Oggi è stata una gara difficile, ma di certo non ho visto una Juve superiore a noi”.

E’ la Coppa di Allegri e Vlahovic. A Gasperini resta la finale di Europa League

Alla fine è la Juventus (con merito) a festeggiare, alzando al cielo della Capitale la Coppa Italia tra i fuochi d’artificio: i piemontesi tornano a vincere una competizione dopo un periodo complicato. E’ stata la vittoria di Dusan Vlahovic, straordinario protagonista dell’incontro, e anche di Max Allegri, espulso dal campo nei concitati minuti finali per aver protestato in maniera vibrante contro le decisioni arbitrali. Non piace agli esteti del football, Massimiliano Allegri, ma è un allenatore che sa come si vince, fissando così un nuovo record: con cinque Coppe Italia in bacheca, supera Eriksson e Mancini, diventando l’allenatore con più vittorie di questo trofeo (5). Chapeau.

Ancora una delusione, invece, per l’Atalanta. Una squadra che sul piano della competitività ha fatto passi in avanti in questi ultimi anni, ma che non riesce a concretizzare con un successo importante ciò che costruisce. Ci riproverà, la squadra dell’irascibile Gasperini, fra meno di una settimana, il 22 maggio a Dublino, nella finale di Europa League contro il Bayer Leverkusen, ultima possibilità per non sentirsi cucire addosso la fastidiosa nomea di “perdenti di successo”.

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