Massimo Ferroni D’Andrea: attore a tutto tondo


Dopo una lunga carriera in Italia lavorando in teatro, cinema, televisione e cabaret, è arrivato in Spagna. Nonostante le difficoltà con la lingua ha saputo crearsi uno spazio di tutto rispetto. Il suo ultimo lavoro per la serie Marbella in onda su Movistar.


di Mariza Bafile

MADRID.- Recitare, immergersi nella personalità di un altro essere nato dalla penna di un drammaturgo o uno sceneggiatore. A questa passione Massimo Ferroni D’Andrea ha dedicato e continua a dedicare la sua vita.

La sua carriera di attore, iniziata quasi per caso, al rientro dal servizio militare, in uno di quei momenti della vita in cui sappiamo che è giunta l’ora di crescere, di trovare un ruolo nel mondo degli adulti, è presto diventata la sua unica professione.

“In precedenza, avevo partecipato soltanto ad uno spettacolo amatoriale ma l’esperienza fu molto positiva. Quando presi la decisione di seguire la strada della recitazione feci le prove per entrare nell’Accademia Duse di Roma e fui accettato con un giudizio ottimo. Da quel momento è iniziata una carriera che non ho mai più lasciato”.

I primi anni sono stati pieni di un lavoro convulso. Massimo Ferroni era deciso a voler vivere della sua professione artistica, una meta quasi irraggiungibile per la maggioranza degli attori. Per riuscirci faceva di tutto, dalle rappresentazioni nelle scuole alle tournée di teatro al cabaret.

Durante due anni ha lavorato nella compagnia di teatro di Cento come attore e come macchinista, un ruolo aggiuntivo che gli permetteva di guadagnare qualcosa di più ma che naturalmente richiedeva ore di lavoro strappate al sonno.

Massimo Ferroni ricorda con un pizzico di nostalgia quegli anni in cui passava da un ruolo all’altro senza stancarsi mai, deciso più che mai ad andare avanti in un mondo in cui la maggior parte delle persone è costretta ad arrendersi.

Cosciente delle sfide della professione non ha mai smesso di studiare sforzandosi soprattutto di migliorare la dizione.

“Alcuni attori e attrici a volte parlano biascicando le parole per apparire più naturali. Lo considero un grande errore. Bisogna imparare innanzi tutto a scandire bene le parole e poi a far suonare la recita naturale. È importante dare il giusto peso alle parole, dare loro l’anima che ha voluto imprimervi lo scrittore. Lo stesso vale per le letture. C’è chi crede che una lettura sia una cosa meno impegnativa della recitazione ma non è così. Leggere significa essere capaci di trasmettere le emozioni che ogni parola racchiude ed io nelle letture mi impegno con la stessa serietà con cui lo faccio per costruire un personaggio”.

 

 

La passione per la dizione e per gli accenti ha permesso a Ferroni D’Andrea di impersonare i personaggi più diversi passando dall’accento napoletano a quello veneto.

La sua prestanza fisica, un timbro di voce chiaro e al tempo stesso flessibile, gli hanno permesso di passare da un ruolo ad un altro senza problemi e soprattutto senza restare mai ingessato in un’unica caratterizzazione. 

Nella sua ormai lunga carriera ha esplorato tutte le recitazioni possibili: dal teatro, alla televisione, dal cinema, alla pubblicità e al cabaret.

“Ognuna di queste esperienze ha rappresentato una crescita come attore e come essere umano. Il cabaret l’ho fatto con due colleghi con cui avevo lavorato nella compagnia di Cento, Giuseppe Gandini ed Elena Felloni. Il nostro trio si chiamava La Gaffe.

Gandini è anche uno straordinario sceneggiatore e regista e tra noi c’è grande stima e amicizia. Poco fa mi ha contattato per un film che stava per girare ma io, purtroppo non ho potuto accettare perché ero impegnato in Spagna con la serie Marbella di cui già sono usciti i primi capitoli su Movistar”.

Ferroni ci spiega quanto sia utile il cabaret per imparare l’improvvisazione e per captare l’umore di un pubblico sempre diverso.

E, nel parlarci delle altre esperienze aggiunge:

“Amo il teatro perché ti permette di provare. Per me le prove sono molto importanti perché dopo ogni prova sento che mi approprio di più del personaggio, lo faccio mio anzi lui mi fa suo, mi fa diventare quell’altro. Purtroppo, in televisione si prova pochissimo, a volte nulla ma l’esperienza è ugualmente molto gratificante soprattutto perché sai che quella scena sarà vista da migliaia di persone e quindi devi dare il meglio di te. Anche la pubblicità è una grande scuola perché devi narrare una storia in pochi secondi e ti richiede grande malleabilità perché molte volte regista, creativi, produttore hanno visioni diverse della recitazione e devi essere capace di cambiare velocemente. Non è affatto facile ma io ci riesco bene ed è una qualità che mi ha sempre aiutato molto”.

In Spagna dal 2006 Massimo Ferroni D’Andrea confessa di essere sbarcato dopo una tormentata storia d’amore. È arrivato senza conoscere la lingua e, nonostante ciò, disposto a lottare per costruirsi uno spazio nel mondo della recitazione.

Ci è riuscito dopo aver superato non pochi ostacoli e aver lavorato perfino come spazzino durante i primi mesi di permanenza a Madrid. Ha studiato in una scuola per adulti “anche se spesso mi addormentavo e la professoressa veniva a svegliarmi” ricorda con un sorriso.

Faceva provini in continuazione ma veniva scartato per il suo accento italiano.

“Poi un giorno ho capito che io stesso non credevo in me e ho cambiato atteggiamento. Ho studiato a fondo il testo che richiedeva l’ennesimo provino e sono andato disposto a farcela. Quella volta sono entrato nella rosa dei possibili candidati. Da quel momento sono cambiato e ho capito che dovevo sfruttare proprio il mio essere italiano. Poco a poco ho iniziato ad avere ruoli in serie televisive, in alcuni film e in molti spot. Anche uno diretto dal Premio Oscar Alejandro González Iñárritu”.

 

Massimo Ferroni ha lavorato con grandi come Gigi Proietti, Woody Allen, Roberto Benigni e di tutti loro ha un ricordo molto bello. Ha anche lavorato nel film in bianco e nero “Un mondo d’amore” dedicato a Pasolini con la regia di Aurelio Grimaldi. 

“Sono stati tutti molto cordiali, persone semplici che nel set non si davano arie e lavoravano come gli altri affinché il lavoro finale fosse il migliore possibile. I grandi sono persone alla mano gentili e rispettose”.

Sia in Italia sia in Spagna ha partecipato in serie televisive di grande successo. Ricordiamo tra molte altre, in Italia: Un posto al sole, La squadra, Distretto di polizia, Il maresciallo Rocca 4, Incantesimo e in Spagna le serie di Netflix, HBO e Movistar: Berlín, Marbella, 30 Monedas, e tante altre per la televisione spagnola come per esempio Acacias 38, B&B, Lo que se avecina.

“Ormai non mi preoccupa più l’accento che ho trasformato invece in un punto di forza. I miei ruoli molto spesso riguardano un personaggio legato all’Italia”.

Il suo ultimo lavoro è stato per la prima stagione della serie Marbella.

“La serie è quasi un documentario perché si basa su fatti veri e denuncia il traffico di droga che passa per Marbella, snodo importantissimo per la malavita legata al narcotraffico. È stata scritta da uno dei registi, Dani Della Torre insieme ad Alberto Marini che vive a Torino. La storia è tratta dagli articoli pubblicati dai giornalisti spagnoli Nacho Carretero e Arturo Lezcano che ho avuto la possibilità di conoscere sul set, e il protagonista è un avvocato che esiste davvero e che recita anche una parte nella serie impersonando un giudice. Il protagonista della serie, Hugo Silva è un attore spagnolo molto bravo. 

È una serie complicata, con un’ottima sceneggiatura che riunisce attori arabi, olandesi, inglesi, italiani, serbo croati, russi, albanesi e tutti recitano con i loro accenti e a volte ci sono anche piccoli testi in lingua originale.

Io sono, Giovanni, un capo della camorra che si è inserito molto bene a Marbella e gestisce un negozio di oggetti religiosi che è naturalmente una copertura. Il mio compito è quello di custodire la droga che arriva dai diversi cartelli. 

Giovanni ha un carattere tranquillo, difficilmente si arrabbia ma quando lo fa diventa una fiera molto violenta. Mi è piaciuto moltissimo interpretare questo personaggio tanto distante dal mio carattere personale”.

Tra le esperienze più belle Ferroni D’Andrea ricorda la recitazione da protagonista di “Le Notti Bianche” di F. Dostoewskij, diretto da Giuseppe Gandini e il “Tartufo” di Moliere diretto da Ennio Esposito. Ma a questi primi ricordi se ne aggiungono tanti altri in una confusione di scene e personaggi che sono entrati nella sua pelle per mostrarsi al pubblico.

Una carriera lunga ma ancora con tanto futuro davanti a sé. I progetti che sta sviluppando per i prossimi mesi sia per il cinema sia per la televisione sono molti e interessanti.

Anche in Spagna così come in Italia Massimo Ferroni D’Andrea è diventato un volto noto e sempre più registi e sceneggiatori hanno avuto modo di apprezzarne le doti di attore ma anche quelle umane che insieme a un’innata curiosità e ad un’inesauribile voglia di migliorare sono il suo migliore biglietto da visita.

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