Natalità, Meloni: “Prima di noi impostazione culturale ostile a famiglia”

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni all'incontro: "Per un’Europa giovane. Transizione demografica, ambiente, futuro". (Frame video Presidenza del Consiglio)

MADRID. – “Prima di noi l’Italia sembrava sprofondata nelle sabbie mobili del mito della denatalità raccontata quasi come simbolo di libertà e di un’impostazione culturale generalmente ostile alla famiglia”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo oggi al convegno “Per un’Europa giovane. Transizione demografica, ambiente, futuro”. 

Alla base della denatalità, ci sono fattori “anche economici e sociali”, ha aggiunto Meloni riferendosi alle “giovani generazioni” che “hanno paura del futuro, per questo, sono fondamentali le politiche sul lavoro, sulla casa, sul sostegno alle giovani coppie ed è il lavoro che questo governo sta portando avanti”. 

Ma, per la presidente del Consiglio, “nessun intervento concreto sarà sufficiente se a monte non invertiamo la narrazione su questa materia. Per decenni – ha proseguito – è stato raccontato dalla cultura dominante che mettere al mondo un bambino fosse una scelta incompatibile con molte altre e che un figlio compromette la tua libertà, i sogni, la carriera, la bellezza. Per decenni cattivi maestri hanno proclamato che la genitorialità è qualcosa di stantio, un concetto arcaico, patriarcale, da sostituire con altri valori. Negli ultimi tempi, si è sostenuta la follia che mettere al mondo un bambino è commettere un atto contro l’ambiente. Queste tesi surreali rischiano di trascinare l’Italia e l’Europa sull’orlo del precipizio. 

Noi – ha aggiunto – abbiamo fatto la nostra scelta chiara: raccogliere la sfida demografica e metterla al centro della nostra attività. Nonostante le note difficoltà di bilancio ereditate, abbiamo già all’attivo per la natalità e le famiglie 2 miliardi e mezzo di investimenti diretti più l’indotto degli interventi strutturali. Significa un totale di benefici netti per le famiglie italiane nel 2024 di oltre 16 mld euro”.

 “Già il fatto stesso di parlare di padre e madre in questa società può sembrare un atto di rivoluzione e quando lo fai sembri retrò, in un’epoca in cui si arriva a negare che per mettere al mondo un bambino servano un uomo e una donna”, ha detto ancora Meloni, aggiungendo che “quando ci si scontra con l’evidenza, si pensa di poter rispondere alimentando un mercato transnazionale che sfrutta le donne povere e fa dei bambini una merce spacciando questo per un atto d’amore e gesto di libertà. 

Per me le cose irragionevoli non diventano irragionevoli se in tanti le ripetono e nessuno mi può convincere che sia un atto di libertà affittare l’utero e considerare i figli come un prodotto da banco in un supermercato. Continuo a ritenere l’utero in affitto una pratica disumana, sostengo la proposta di legge perché diventi reato universale. C’è una proposta parlamentare in discussione, spero venga approvata quanto prima”.

“Non c’è una sola nazione europea che raggiunga il tasso di sostituzione – ha detto Meloni -. Adesso che andiamo verso le Europee, è bene affrontare per tempo questo tema anche sulla base dell’esperienza. Il vecchio continente ha bisogno di dare risposte serie e determinate e questo è un auspicio, ma anche un impegno, che riguarda l’identità ma anche quell’equilibrio di bilancio al quale l’Europa guarda sempre con tanta attenzione”.

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