Mattarella: “Il ricordo crei giusti anticorpi”

Il Presidente Sergio Mattarella rivolge il suo indirizzo di saluto in occasione della celebrazione del “Giorno del Ricordo” (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

MADRID. – Il ricordo, ma con lo sguardo inevitabilmente proiettato al presente, a quel che sta avvenendo in Medio Oriente, come in Ucraina. Il Giorno del Ricordo, celebrato al Quirinale in memora per le foibe, si consuma in bilico tra la celebrazione delle vittime della tragedia degli infoibati e il monito a che episodi di odio e guerra fratricida non si ripetano più. 

Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Il ricordo delle tragedie deve essere fecondo, deve portare anticorpi, deve fare in modo che simili lacerazioni crudeli”, gli attacchi “alla libertà, al rispetto dei diritti umani e  della convivenza appartengano a un passato irripetibile”. 

Oggi come oggi, spiega, “assistiamo con angoscia al risorgere di conflitti sanguinosi in nomi di odio e razzismo: dal Medio Oriente all’Ucraina, il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale sono messi a dura prova, i soprusi e le violazioni si moltiplicano e chiedono una nuova azione di contrasto” per difendere “le conquiste democratiche e sociali” acquisite. 

Lo sottolinea anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, per il quale il Giorno del Ricordo, che si celebra oggi, “è un omaggio dovuto alle vittime perché simili drammi non si ripetano mai più. Ricordare è doveroso ma non significa riaprire antichi conflitti”: la tragedia delle Foibe “fu guidata da una ideologia sconfitta dalla storia, gli stati che hanno preso il posto della dissolta Jugoslavia non hanno alcuna responsabilità della violenza di allora, sono nazioni amiche e alleate che condividono il nostro sistema di valori, in particolare Croazia e Slovenia che fanno parte dell’Unione Europea e dell’alleanza atlantica. 

La storia ci dimostra l’importanza dell’unificazione dei Balcani all’interno dell’Unione europea, sfida primaria dell’Italia: è questo che ci rende apertamente e convintamente europeisti”. E per il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara “dobbiamo ricordare le stragi e le tragedie imputabili a una ideologia totalitaria, quella del comunismo titino, che si è sostituita alla centralità della persona, allo stato di diritto, alla democrazia, per immunizzarci contro i rischi di un suo riemergere oggi di fronte al ritorno dell’odio ideologico e del tentativo di schiacciare l’altro, che ricompaiono persino in Europa”.