Sánchez: “La legge di Amnistia una decisione coerente con la politica di normalizzazione in Catalogna”

Il presidente Pedro Sánchez nello studio di RTVE con i giornalisti Silvia Intxaurrondo e Marc Sala

MADRID – Il progetto di Legge di Amnistia, le relazioni con i partiti indipendentisti, la polemica sul “lawfare”, la Legge di Bilancio. Il premier  Pedro Sánchez ha parlato un po’ di tutto, anche dei temi più delicati e sensibili.

Il giorno successivo la cerimonia solenne d’inaugurazione della XV Legislatura, avvenuta a Camere unificate, il presidente Sánchez ha concesso la sua prima intervista televisiva, dopo la sua rielezione a capo del Governo.

L’intervista, concessa al programma “La Hora de la 1” trasmesso dal servizio pubblico televisivo e condotto da Silvia Intxaurrondo e Marc Sala, è avvenuta in un clima politico rovente e dopo la gestazione lunga e difficile del nuovo Governo.

Sollecitato da Intxaurrondo e Sala, il presidente Sánchez ha difeso la proposta di Legge di Amnistia. L’ha definita una “decisione coerente” con la “politica di normalizzazione in Catalogna”. Ma ha anche ammesso che non pensava di doverla prendere nell’immediato.

Ha commentato che oltre una cinquantina di deputati, dei 350 che integrano la Camera bassa, chiedevano un provvedimento che permettesse di chiudere un capitolo tra i più conflittivi e “alla società catalana di rincontrarsi”.

A questo punto era inevitabile che Intxaurrondo e Sala chiedessero informazioni sull’incontro previsto tra Junts e il Psoe, nell’ambito degli accordi previsti nel patto di investitura. Per quel che riguarda alla polemica figura del “mediatore internazionale”, Sánchez non l’ha considerata un aspetto negativo. Al contrario, ha ritenuto che si tratti di un “meccanismo inusuale” che risponde alla “situazione eccezionale che vivono i partiti indipendentisti”.

Riguardo alla rinnovazione del “Consejo General del Poder Judicial”, ha definito “assurdo, intollerabile e incostituzionale” l’atteggiamento assunto dal Partito Popolare. Il tema, a suo avviso, è centrale poiché “condiziona” altre questioni  che saranno affrontate nel corso della XV legislatura. Ha sottolineato che sono proprio coloro che lo accusano di non rispettare la Costituzione i primi a trasgredirla. Ha assicurato che tende la mano ai popolari per rinnovare il CGPJ perché, sostiene “colpisce la qualità della Giustizia che è sminuita dall’assurdo, intollerabile e incostituzionale atteggiamento” del Partito Popolare.

 

Anche il “lawfare”, tema assai polemico che ha provocato la reazione dei magistrati, è stato affrontato senza imbarazzo o titubanza dal presidente Sánchez. Ritiene che in Spagna “le istituzioni pubbliche siano state strumentalizzate” per danneggiare avversari e ha attribuito la responsabilità ai governi conservatori. Ha ricordato il “Caso Kitchen” in cui il Partito Popolare è coinvolto in prima persona. Si tratta di un’indagine condotta dalla Procura anticorruzione. Gli imputati sono indagati per una presunta operazione del Ministero dell’Interno volta a sottrarre informazioni sensibili all’ex tesoriere del Partito Popolare per danneggiare alti funzionari dello spesso partito.

Il presidente Sánchez ha precisato che nell’accordo tra Junts e Psoe si parla di “commissioni d’inchiesta” per indagare se ci sono stati casi prevaricazione. Ad una precisa domanda di Intxaurrondo e Sala, il Premier ha assicurato che “le istituzioni pubbliche sono state strumentalizzate” e affermato che lo è stata anche la Polizia “per perseguitare gli avversari politici, nascondere prove nei casi giudiziari che coinvolgono il Partito Popolare”.

Per quel che riguarda la Legge di Bilancio, il presidente Sánchez ha confermato che l’attuale sarà prorogata con l’intenzione di approvare la prossima entro il primo trimestre del prossimo anno.

Redazione Madrid