Lanzilli (Comites Madrid): “La presenza femminile italiana in un documentario”

Gabriella Lanzilli, Segretaria del Comites di Madrid

MADRID – La realizzazione di un documentario sulla presenza femminile italiana in Spagna e l’organizzazione dell’evento di fine anno: il “Premio all’Italianità”. Sono queste le principali iniziative alle quali si sta dedicando con passione Gabriella Lanzilli, segretaria del Comites di Madrid. La prima, insieme a Emanuela Cozzoni; l’altra, con tutti i membri del Comites. Ne parla alla “Voce” con entusiasmo contagiante.

– Stiamo realizzando – ha spiegato – un documentario sull’emigrazione femminile italiana in Spagna. È finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. È un progetto in cui sono in prima linea insieme a Emanuela. Con noi lavora un “team” di esperti nell’area della registrazione e produzione. Gireremo a Madrid, Malaga ed altre città della Circoscrizione Consolare di Madrid. Abbiamo individuato donne che hanno storie importanti; che hanno tanto da raccontare.

Ci ha poi parlato dell’evento fiore all’occhiello del Comites: il “Premio all’Italianità”. Il “Premio” giunto alla sua XVII edizione, anche quest’anno sarà ospitato dal “Círculo de Bellas Artes”.

Fin dalla sua prima edizione, ha messo in evidenza l’eccellenza italiana. Negli anni è cresciuto grazie alla caparbietà di coloro che si sono susseguiti nel Comites di Madrid e si è confermato una bella realtà grazie all’impegno, negli ultimi anni, del Comites guidato prima da Pietro Mariani e, ora, o da Andrea Lazzari. È stato proprio durante la presidenza di Andrea Lazzari che il “Premio” si è trasferito nel “Círculo de Bellas Artes”, inviando così un importante messaggio d’integrazione ai più alti livelli culturali.

– Tutto è cominciato lo scorso anno a “Passione Italia”, la manifestazione che organizza la Camera di Commercio – ha raccontato Lanzilli -. Valerio Rocco, direttore del Circolo di Belle Arti ed ex alunno della Scuola Statale Italiana, si è avvicinato al nostro stand. Stavamo registrando alcune interviste. Abbiamo considerato che era un valido rappresentante italo-spagnolo; una personalità di grande spessore. Gli abbiamo chiesto di poterlo intervistare e si è mostrato molto disponibile.

Lanzilli ci confessa che è stato Rocco ad aprire il “Círculo” al Comites e a permettergli di organizzare un evento molto più grande di quelli realizzati in passato.

– Quest’anno avremo uno spazio ancora maggiore.

– Avere più spazio è certamente importante. Ma, forse, lo è ancor di più coinvolgere la comunità spagnola in una manifestazione in cui si dà rilievo alla presenza italiana nel Paese. Credo che sia questo lo scopo del “Premio all’Italianità” e l’ambizione dei Comites che vi hanno preceduto. Che sia una istituzione così prestigiosa come il “Círculo” ad ospitare l’evento vuol dire che questo obiettivo è stato raggiunto. O, quanto meno, che si è molto vicini alla sua realizzazione.

– Per noi è stata una sfida. Non eravamo convinti di poter avere accesso ad una istituzione così importante. Ora, pensiamo ad un evento aperto a tutti coloro che amano la nostra cultura. Non dimentichiamo che la Spagna è il Paese che ci ha accolto e che sentiamo anche nostro.

– Se è vero che si vuole costruire un’Europa unita, che ormai al suo interno non esistono frontiere e che possiamo circolare e lavorare senza impedimenti né discriminazioni, non crede che, invece di parlare in termini di “accoglienza” bisognerebbe porre l’accento sulla convivenza, sull’intreccio di culture diverse e sull’integrazione che, a differenza dell’assimilazione, è un processo di arricchimento culturale e sociale?

– È vero – ha riconosciuto -. Ma non è scontato.

Ha ammesso che “in Spagna è facile sentirsi a casa”. Ma, ha precisato, “pur vivendo in un Paese europeo”, comunque si “è sempre fuori dalla zona di comfort”.

– Resta il fatto – ha proseguito -, che questo è un paese per tantissimi aspetti simile al nostro. Queste somiglianze, la convivialità spagnola, permettono di fare tante cose.

Ha commentato poi che in “Spagna è facile integrarsi, perché la società è aperta e disponibile”.

– La disponibilità si crea, nasce quando esiste volontà in entrambe le parti.

– Sarebbe interessante conoscere meglio quanto è accaduto in altri Paesi. Prima, si emigrava in Germania, in Inghilterra. Mio padre è stato in Svizzera, in Germania, in Inghilterra durante vent’anni. Mia madre ha vissuto in Canada e negli Stati Uniti. Come vedi, sono figlia di migranti. Circostanze della vita mi hanno portato, a mia volta, ad andare via. Non so… è una storia che si ripete… ma forse sarà perché noi italiani siamo un po’ così.

– Come?

– Un po’ viaggiatori, un po’ esploratori…

L’Italia

in una capsula

La conversazione si svolge in un accogliente locale dallo stile assai giovanile. C’è chi sorseggia una birra; chi stringe con le due mani una tazza di te fumeggiante, e chi gusta un caffè “espresso”. Tutti conversano animatamente, ma attenti a non alzare troppo la voce. Solo in rare occasioni, il mormorio che fa da sottofondo è rotto da sonore risate. O da espressioni tipiche spagnole: “¡joder!”, “¡cabrón!”, “¡madre mía”, “¡vale!”.

– Sai cosa percepisco quando vado in Italia? – domanda retorica quella di Lanzilli che si è risposta immediatamente:

– Una certa assuefazione generale, emotiva. Si ha l’impressione che l’Italia sia messa in una capsula isolante. La gente non sa, non si rende conto dell’immagine che si ha dell’Italia all’estero. Chi è rimasto in Italia vive una realtà diversa da… non so… dagli spagnoli, dai tedeschi, dai francesi. In tante occasioni ho notato anche un tono di superiorità, come se pensassero: “sei uno sfigato che sei andato via”. Pochi sono coloro che pensano: “che brava, che coraggiosa ad andare all’estero”.

Senza un punto di riferimento

Lanzilli è da oltre un anno Segretaria del Comites di Madrid. Ha sostenuto che, in quanto tale, è “presente in tutti i gruppi di lavoro”. In particolare, nella Commissione Cultura, insieme a Emanuela Cozzoni. È questa la Commissione che, come ha spiegato Lanzilli, ha “la responsabilità di gestire, coordinare e diffondere gli eventi che si realizzano in seno alla Comunità”. Ha commentato che la Commissione era nata “con il solo obiettivo di velocizzare e promuovere certe manifestazioni; poi, però, la sua evoluzione l’ha portata ad assumere anche altre responsabilità.

– In qualche modo, mi sento il “braccio destro” del presidente Andrea Lazzari. Cerco di aiutarlo in tutte le iniziative che propone. Prima di esporle al resto dei Consiglieri, le analizziamo insieme.

Ha posto, inoltre, l’accento sugli ottimi rapporti con la Scuola Statale Italiana; ha sottolineato la buona intesa con Romina De Simone, che gestisce la Commissione incaricata delle relazioni con l’associazionismo, e ha messo in rilievo la sempre più stretta collaborazione con le istituzioni ufficiali italiane in Spagna

– A differenza di altre comunità, in particolare di quelle oltreoceano, gli italiani residenti in Spagna, non hanno un punto di riferimento preciso. Tendono a mimetizzarsi, a rendersi invisibili. Pare che, responsabile forse anche la vicinanza con l’Italia, non sentano la necessità di riunirsi con altri connazionali. Come fare, in questo contesto, per far conoscere il Comites e, soprattutto, per spiegare la sua importanza?

– Ci appoggiamo tantissimo sulle istituzioni – ha spiegato -. E, poi, usiamo tutte le risorse a nostra disposizione, che sono limitatissime, e le reti sociali. Queste ci permettono di dare visibilità e tutte le nostre attività. Il bocca a bocca, comunque, è sempre quello che funziona meglio. Alla fine, quando si realizza qualcosa che desta interesse, la gente partecipa.

– L’interesse, comunque, bisogna crearlo.

– Esattamente – ha riconosciuto. A suo avviso, il connazionale preferisce incontrarsi “in un ambiente sereno e spensierato” per parlare “di ciò che gli interessa”.

– Possono essere argomenti di carattere economico, politico, sociale, culturale o, perché no, sportivo – ha aggiunto -. Da parte nostra, facciamo in modo che si riuniscano non solo italiani ma anche gli italo-sudamericani, gli spagnoli… È sempre una sfida. Il nostro è volontariato ma la squadra c’è… è compatta e tra noi c’è anche tanta voglia di lavorare e di fare.

M.B./Redazione Madrid