Pochi spazi per manovra, subito tensione in Parlamento

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.

MADRID. – L’approdo in Parlamento della legge di bilancio, firmata ieri dalla presidenza della Repubblica, è già caratterizzato dalle prevedibili polemiche. Sul merito, perché le opposizioni insistono sull’inefficacia del pacchetto di misure stanziare, e soprattutto nel metodo, per via della decisione della maggioranza di non apportare emendamenti.

“Noi siamo allibiti perché il governo che mette la museruola al Parlamento, è un pessimo precedente – spiega Francesco Boccia, capogruppo del Pd, a margine delle contro-audizioni organizzate in Senato dal Partito democratico – Non è mai successo che le maggioranze dei colori diversi si siano censurate, se queste sono le prove generali per la riforma costituzionale che hanno in mente di fare, sono pessime prove, danno il senso di dove ci stanno portando.

Quindi insistiamo, speriamo che la maggioranza accetti intanto un conforto parlamentare. Speriamo che prendano atto che ci sono temi pesantemente sottovalutati. Se per loro andare veloce significa mettere la miseria al Parlamento, io preferisco andare un po’ più piano. In ogni caso non mi pare che la Repubblica italiana abbia mai approvato manovre otre i termini”.

Con l’iniziativa di questa mattina il Partito democratico, spiega Schlein, “ci sta mettendo l’ascolto che è mancato da parte del governo, e questo costruirà le nostre proposte emendative che porteremo avanti per batterci anzitutto contro i tagli alla sanità pubblica che il governo di Giorgia Meloni sta portando avanti: fanno i giochi di prestigio coi numeri ma la realtà è che stanno tagliando, che le regioni sono in enorme difficoltà, che il personale manca nei reparti e non si può pensare che per ridurre le liste d’attesa bisogna fare lavorare di più il personale esistente che già rischia il burnout per dei turni che sono estenuanti”.

In Aula, convocata appositamente per dar conto ai senatori dell’arrivo del testo, la questione è stata subito affrontata senza mezzi termini dalle opposizioni con il presidente Ignazio La Russa che ha definito “nemmeno ipotizzabile un divieto di emendamenti, e non mi pare che sia stato neanche lontanamente ipotizzato per quanto attiene le forze non di maggioranza”. E a maggior ragione, “nessuno che io sappia ha mai ipotizzato di limitare il diritto dell’opposizione ad utilizzare tutte le norme del regolamento”.

(Redazione/9colonne)

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