Spagna, Sánchez lancia le quote rosa in “centri di decisione” pubblici e privati

La Vicepresidente y ministra Nadia Calviño

MADRID — Almeno il 40% di presenza femminile nei cda delle grandi aziende. Liste elettorali con parità rappresentativa tra uomini e donne. Equilibro di genere nel governo e nella pubblica amministrazione. Perché «se le donne costituiscono la metà della società, devono rappresentare anche la metà del potere politico e del potere economico». La scommessa del premier spagnolo Pedro Sánchez alla vigilia dell’8 marzo è una norma che introduce quote rosa in diversi ambiti: una proposta considerata “più ambiziosa” della stessa direttiva europea in materia.

In un clima politico rovente per il dibattito sulla cosiddetta “legge del solo sì è sì”, la parte socialista del governo iberico ha iniziato la settimana spostando il focus su un’altra questione oggetto di ampio dibattito: quello dell’accesso delle donne ad ambiti della società spesso loro preclusi in vantaggio degli uomini.

E oggi, nella conferenza stampa successiva al consueto Consiglio dei ministri settimanale, la vicepremier Nadia Calviño ha assunto il compito di confezionare un messaggio potente per annunciare la nuova iniziativa. “Questa norma va oltre la direttiva europea in quanto a calendario, ambito di applicazione e ambizione — ha detto — e consolida la Spagna come uno dei Paesi più avanzati del mondo in quanto a pari opportunità”.

In dettaglio, la norma prevede che nei consigli di amministrazione delle quotate in borsa ci sia almeno il 40% del sesso meno rappresentato entro il 1 luglio 2024, obiettivo che dovrà essere raggiungo anche nelle “posizioni di vertice delle direzioni” di queste aziende. Inoltre, la stessa quota minima dovrà essere raggiunta “nelle grandi aziende non quotate”, entro luglio 2026, nei comitati direzionali degli ordini professionali e nelle giurie dei premi.

Dal punto di vista politico, ha poi detto Calviño, il principio di pari rappresentatività dovrà essere applicato nelle liste elettorali e nel governo. Oltre al premier Pedro Sánchez, nell’attuale esecutivo ci sono 14 ministre donne e 8 ministri uomini.

Un possibile ostacolo per la buona riuscita dell’iniziativa è tuttavia rappresentato dai termini naturali della legislatura in corso, fissata tra novembre e dicembre di quest’anno: una scadenza che comporta tempi tecnici ristretti per riuscire ad approvare la legge in Parlamento.

Redazione Madrid