Caso Donzelli-Dalmastro, un grattacapo per il Ministro Nordio

Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio durante la conferenza stampa del 31/01/2023.
Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio durante la conferenza stampa del 31/01/2023. (Ufficio Stampa Presidenza del Consiglio)

ROMA.- Le accuse rivolte nell’aula della Camera dal deputato di FdI Giovanni Donzelli ad alcuni parlamentari Pd che avrebbero visitato in carcere l’anarchico Alfredo Cospito così come la rivelazione delle conversazioni di quest’ultimo con alcuni esponenti della ‘ndrangheta e della camorra, hanno acceso una miccia che il ministro della Giustizia Carlo Nordio non riesce a placare. Meno che mai la premier Giorgia Meloni messa in forte disagio da Donzelli che è anche responsabile dell’organizzazione di FdI, commissario della federazione romana e vicepresidente del Copasir, il Comitato di controllo parlamentare sull’Intelligence.

La documentazione dalla quale Donzelli ha estratto quelle informazioni e che, come ha confessato lui stesso, gli avrebbe fornito il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, farebbe parte, secondo tutti gli esponenti dell’opposizione, di documenti sensibili che non dovrebbero essere resi pubblici.

Da qui l’esposto presentato daAngelo Bonelli, deputato del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.

Sebbene l’opposizione compatta chieda le dimissioni tanto di Donzelli come di Dalmastro, il deputato di FdI si è difeso dicendo che i documenti citati in aula “non sono riservati”. Stessa posizione ha assunto il capogruppo FdI Tommaso Foti, che ha ribadito il concetto secondo cui i documenti non possono essere considerati segreti in quanto “non vi è alcun virgolettato e quindi non vi è alcun passo che è stato preso da questa o da quella relazione”.

Dal canto suo Dalmastro ha spiegato che non erano secretate le informazioni date a Giovanni Donzelli su Alfredo Cospito. “Non ho dato documenti, Donzelli mi ha fatto delle domande e gli ho risposto, non penso ci sia inopportunità, lo faccio tutti i giorni con tutti i deputati”.

Duro l’attacco rivolto dalla capogruppo Pd Deborah Serracchiani che ha sostenuto “non c’è più solo un problema Donzelli che non può restare un secondo di più in un ruolo delicato come il Copasir. C’è anche un caso Delmastro Delle Vedove che non può restare un secondo di più al Ministero”. Poi, dirigendosi direttamente al presidente del Consiglio ha detto: “Se la presidente Meloni non interviene allora c’è un caso Meloni”.

Intanto il ministro Nordio, durante la sua informativa prima alla Camera e poi al Senato, ha bloccato le domande al riguardo sottolineando che non compete a lui dare risposte perché la procura di Roma ha già aperto un fascicolo sul caso. “Non ci pareremo dietro la magistratura di Roma, per dire che ce ne laviamo le mani e rispondere solo all’esito di quell’inchiesta della procura, ma ci sono limiti procedurali che vanno rispettati”, ha detto il Guardasigilli che ha poi aggiunto: “Gli atti che riguardano detenuti al 41 bis sono in via generale di natura sensibile. A partire da questo dato esiste però una pluralità di aspetti che meritano approfondimenti: bisogna vedere di che tipo di atti si tratti, quale livello di segretezza essi abbiano, se e chi potesse averne conoscenza e se il destinatario potesse divulgarli e condividerli con terzi”.

Parlando invece di Alfredo Cospito che, sempre più indebolito da uno sciopero della fame che si protrae ormai da 105 giorni chiede l’abolizione del 41bis, cioè del regime penitenziario che prevede assoluto isolamento, ha detto che “il detenuto ha fornito dimostrazione di essere perfettamente in grado di collegarsi con l’esterno anche in costanza di detenzione”. E ha puntualizzato che secondo l’opinione prevalente “il ministro non può pronunciarsi prima di aver acquisito i pareri delle autorità giudiziarie competenti”.

 

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