Governo: le difficoltà della premier

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa parlamentare
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa parlamentare. (Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio)

ROMA.- Sono giorni difficili per la premier Giorgia Meloni che solo per pochi momenti ha tratto un sospiro di sollievo quando, alla terza chiamata, è stato eletto al Csm Fabio Pinelli, di destra, superando di 3 voti il costituzionalista della sinistra Roberto Romboli. Al neo eletto è arrivato il saluto e l’augurio di buon lavoro dal presidente Sergio Mattarella che ha detto auspicare che il Consiglio Superiore sappia “affrontare le questioni con obiettività e concretezza”.

Polemiche invece ha generato la decisione di Roberto Calderoli, ministro per gli Affari Regionali, di trasmettere al Consiglio dei Ministri il testo sull’Autonomia regionale. Il partito democratico ha criticato questo passaggio considerando che non è stato promosso nessun dibattito e che, agendo in questo modo, il ministro avrebbe causato uno strappo istituzionale.

La risposta del ministro non si è fatta attendere. Calderoli si è difeso dicendo che il confronto ci sarebbe stato in quanto anteriormente il ddl sarebbe stato inviato alla conferenza Unificata, all’Udi e all’Anc.

“Dopo l’esame della presidenza del Consiglio – ha puntualizzato- il ddl potrebbe approdare in Consiglio dei ministri, presumibilmente a gennaio, per l’approvazione preliminare. Poi sarà sottoposto al parere della conferenza unificata, e, dopo il via libera definitivo, sarà trasmesso alle Camere. Non c’è alcun blitz, ripeto, è un disegno di legge che sarà poi sottoposto al Parlamento, seguendo l’iter ordinario”.

Altro fronte caldo quello generato dal decreto Piantedosi sull’immigrazione e in particolare dagli emendamenti presentati dalla Lega che cerca di rimettere in campo alcuni pezzi del decreto Salvini sulla gestione dell’accoglienza e sui permessi di soggiorno. Ma Nazaro Pagano di Forza Italia e Salvatore Deidda di Fratelli d’Italia li hanno considerati inammissibili scatenando l’ira del capogruppo della Lega in commissione Affari costituzionali, Igor Iezzi.

Ma i problemi non finiscono qui per la premier Meloni. Il suo scontro con Fabio Rampelli e la sua decisione di commissariare il coordinatore di FdI a Roma ha provocato una profonda frattura nel suo partito.

L’ira di Giorgia Meloni è stata causata dalla presentazione della candidatura di due sostenitori di Rampelli al consiglio regionale del Lazio con una manifestazione presentata come un evento di partito.

La federazione di Roma è la più importante per FdI per numero di iscritti e la frattura con Rampelli è sicuramente una ferita in quanto per molto tempo è stato proprio lui il mentore dell’attuale presidente del Consiglio.