Cecilia Gasdia: “I titoli più amati nel centenario dell’Arena di Verona”

Il vicedirettore artistico, Stefano Trespidi; la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, Marialuisa Pappalardo e la sovrintendente, Cecilia Gasdia.

MADRID – “Sono i titoli più amati dal pubblico dell’Arena di Verona. Per la centesima edizione del Festival, il prossimo anno faremo altre cose, abbiamo posto l’accento su quelli più applauditi, quelli che sono piaciuti di più”. Lo ha commentato alla “Voce” la sovrintendente della Fondazione Arena di Verona, Cecilia Gasdia, poco dopo la presentazione della stagione operistica presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid.

Otto titoli, quattro serate di gala e un concerto straordinario con l’Orchestra e il Coro del Teatro della Scala di Milano come protagonisti. 50 serate con un menù delizioso, parte ormai della tradizione operistica dell’Arena: dalla “Carmen” di Georges Bizet al “Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, dalla “Tosca” di Giacomo Puccini alla “Traviata” di Giuseppe Verdi. Una programmazione, quindi, assai classica che non prevede produzioni di nuovi operisti e compositori e punta soprattutto, eccezione fatta per Georges Bizet, sulla tradizione italiana. Perché? Gasdia lo spiega così:

– Purtroppo, l’Arena di Verona è molto grande e i costi di produzione sono molto alti. Abbiamo notato negli ultimi decenni che anche la messa in scena di opere di autori assai conosciuti come Verdi, ma meno note come potrebbero essere “La Forza del Destino” o “Il Trovatore”, non richiamano molto pubblico. E noi abbiamo bisogno di pubblico per sostenere i costi di allestimento. Non possiamo permetterci un’arena con solo quattromila persone. Il bilancio della Fondazione… Questo, comunque, valeva fino ad oggi – precisa -. In futuro si potrebbe pensare a due recite di titoli anche diversi.

Ci confida che un suo sogno “era quello di riportare Wagner all’Arena di Verona”.

– Lo ha impedito la pandemia – prosegue -. Ora bisogna capire come riportarlo, visto che le opere di Wagner sono molto lunghe. Si potrebbe pensare anche ad altre opere che non si allestiscono con assiduità. Per esempio, “Elisir d’amore”. Due o tre recite con un buon “cast” – ci dice quasi pensando a voce alta –, con un allestimento più leggero e meno costoso che possa essere contenuto nel bilancio. Purtroppo, anche la Fondazione deve fare i conti con il denaro.

La presentazione della stagione operistica dell’Arena di Verona

Nel corso della serata, dal collega dell’Agenzia Ansa è stato chiesto alla sovrintendente della Fondazione dell’Arena di Verona un’opinione sulle accuse di presunte molestie che, nel corso del programma televisivo “Salvados”, un’artista lirica spagnola rimasta nell’anonimato ha rivolto contro Placido Domingo. Non è la prima volta che il famoso artista spagnolo è oggetto di accuse di questo genere. Chiediamo se non teme manifestazioni contro la partecipazione del tenore al Festival, visto l’opera di sensibilizzazione sull’opinione pubblica che sta svolgendo anche in Italia il movimento “Mee Too” in difesa dei diritti delle donne.

– Non sono un giudice – commenta -. In passato ho visto persone accusate da “Mee Too” e poi scagionate. Hanno vissuto dei momenti terribili. Comunque, chi vuole protestare è libero di farlo. Nessuno lo proibisce. Accusare Placido Domingo – insiste – è molto facile. Il tenore non è mai stato processato. Sinceramente non capisco questo accanimento. Forse le ragioni sono altre. Per me è un grandissimo artista.

La serata di presentazione del Festival 2023 dell’Arena di Verona, è iniziata con le parole di benvenuto della direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Marialuisa Pappalardo, seguita dalle parole dell’Ambasciatore d’Italia in Spagna Riccardo Guariglia.

Carmen, l’opera di Georges Bizet

Nel suo intervento, l’Ambasciatore Guariglia ha sottolineato l’importanza delle relazioni tra l’Italia e la Spagna; un legame, ha precisato, “fatto non solo di relazioni politiche ed economiche”, ma “anche di un’affinità artistica e culturale senza precedenti”.

– La musica – ha detto – ha unito le nostre storie e ha accompagnato i nostri grandi artisti nelle loro carriere, riuscendo così a costruire un patrimonio comune inestimabile. Il risultato di questo dialogo – ha proseguito – sono proprio le esibizioni di grandi ballerini e cantanti spagnoli, che hanno avuto grande successo sul palcoscenico della meravigliosa Arena. Tra questi, è imprescindibile citare Placido Domingo e José Carreras, incredibili tenori che hanno lasciato ricordi indimenticabili nell’Arena. inoltre, tutti abbiamo apprezzato Montserrat Caballé, una delle soprano più famose e amate nella storia, un’artista che ha affascinato diverse generazioni fin dal 1969, quando debuttò in un leggendario “Don Carlos” all’Arena.

Dopo il breve intervento dell’Amministratore Delegato dell’Enit, Ivana Jelinic, la sovrintendente della Fondazione Arena di Verona, Cecilia Gasdia, e il vicedirettore artistico, Stefano Trespidi, stimolati anche dalle domande della Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, hanno spiegato l’importanza del Festival, giunto alla sua centesima edizione;  un Festival al cui successo, hanno illustrato Gladia e Trespidi, contribuisce direttamente e indirettamente tutta la città.

– L’Arena di Verona è chiamata “La Scala d’estate” perché, quando i teatri chiudono la loro stagione l’Arena di Verona apre la propria– ha affermato Gasdia –. Ciò che più ammira il pubblico è la scenografia dello spettacolo. Soltanto nell’Arena di Verona si possono realizzare allestimenti scenici di una grandiosità assoluta; allestimenti che sarebbe impossibile vedere in altri teatri. L’Arena di Verona è il più grande teatro all’aria aperta del mondo.

Ha sottolineato che  la metà dei veronesi ha partecipato almeno una volta come comparsa ad uno spettacolo. E, per sottolineare l’importanza dell’Arena, ha commentato che ogni anno produce un indotto di circa 500 milioni di euro.

Dal canto suo il vicedirettore artistico Trespidi ha spiegato che l’Arena è il palcoscenico più grande, ed anche il più complesso, al mondo: 40 metri di larghezza circa, per 20, 24 metri di profondità. In pratica, “una piazza” E ha ricalcato che le opere si alternano. Quindi, uno spettatore, “nell’arco di 24 ore, può assistere, ad esempio, alla presentazione della Carmen e a quella della Tosca”.

– Alle sette del mattino – ha illustrato – si comincia ad allestire la scenografia che va in onda la sera. Si fa lo spettacolo e una volta concluso, verso la mezzanotte l’una, si attende che il pubblico defluisca per iniziare a smontalo. È un’operazione che conclude generalmente verso le 5:30, 6 del mattino. Quindi, si comincia a montare la scenografia dello spettacolo della sera. Può accadere che, in caso di spettacoli particolarmente complessi, si finisca di smontare una scenografia mentre si allestisce quella della sera.

A conclusione della presentazione del Festival 2023 dell’Arena, la soprano Ruth Iniesta, il tenore Riccardo Massi e il Baritono Ángel Ódena, con al piano la stessa sovrintendente Cecilia Gasdia, hanno interpretato alcune arie dell’Aida, di Madama Butterfly, del Barbiere di Siviglia ed altre.

Redazione Madrid