Gli attivisti iraniani: “Uccisa una bambina di 12 anni”

A Teheran donna con il chador nero per strada.
A Teheran donna con il chador nero per strada.. EPA/STR

ROMA. – Un tempo idolatrato, ora perseguitato. La leggenda del calcio iraniano Ali Daei, fra i primi sportivi ad aver espresso il suo appoggio alle proteste in corso nella Repubblica islamica e per questo finito nel mirino degli ayatollah, ha accusato Teheran di aver deviato un volo che trasportava la moglie e la figlia a Dubai. Le esternazioni di Daei a favore dei manifestanti che da 100 giorni scendono in piazza dopo la morte di Mahsa Amini non sono ovviamente piaciute al regime iraniano, che nelle scorse settimane aveva già messo i sigilli alla sua gioielleria e al suo ristorante.

La furia della repressione si è abbattuta nelle ultime ore anche sui più deboli ed innocenti, come una bambina di 12 anni, Saha Etebari, massacrata il giorno di Natale dagli agenti del regime che hanno aperto il fuoco contro l’auto sulla quale viaggiava assieme ai suoi genitori, nella provincia di Hormozga.

Le ricostruzioni fatte circolare su Twitter da alcuni attivisti rivelano la rabbia e lo sconcerto per la sorte della piccola, che sarebbe stata colpita ad un posto di blocco e poi deceduta in ospedale prima di poter raggiungere la sala operatoria. Il padre di Saha è stato costretto a dire in un video che l’uccisione di sua figlia non è in nessun modo legata alle proteste, mentre sui social è ormai virale la foto di Saha – occhi neri, velo bianco e libro aperto tra le mani -, ennesima vittima di un regime feroce che non risparmia nemmeno i bambini: secondo l’agenzia degli attivisti per i diritti umani Hrana, dall’inizio delle proteste sono stati uccisi oltre 500 manifestanti, tra cui 69 minori e adolescenti.

Una vicenda sconcertante, ancor più di quella dell’ex calciatore Daei, che citato da Iran International ha raccontato che la sua famiglia è “stata costretta” a scendere dall’aereo sul quale viaggiava, un volo della Mahan Air, il W563 partito da Teheran, ed è stata obbligata a scendere sull’isola di Kish, ma non è stata arrestata.

“Non capisco. Mia moglie e mia figlia sono salite legalmente sull’aereo a Teheran, e avevano in programma di visitare Dubai per alcuni giorni e poi tornare in Iran. Ma l’aereo è stato costretto a rientrare con tutti i passeggeri. Era una caccia al terrorista?”, ha chiesto l’ex campione.

La moglie di Ali Daei non poteva lasciare l’Iran “perché ha invitato la gente a partecipare allo sciopero nazionale… ma aveva fatto revocare l’ordine con mezzi illeciti”, hanno scritto a loro volta le agenzie iraniane Tasnim e Isna, citando sedicenti “fonti informate”. Il Supremo consiglio per la sicurezza nazionale le avrebbe quindi vietato di lasciare Teheran con un ordine esecutivo, sempre secondo quanto riportato dai media iraniani.

L’ex attaccante della nazionale aveva raccontato all’Afp ad ottobre che il suo passaporto era stato confiscato dalla polizia al suo ritorno dall’estero, prima che gli venisse restituito pochi giorni dopo. Il 27 settembre Daei aveva chiesto sui social al governo di “risolvere i problemi del popolo invece che ricorrere alla repressione”. Il più forte giocatore iraniano di tutti i tempi – ha giocato anche in Bundesliga, al Bayern Monaco – è stato per anni l’attaccante che ha segnato più gol in una squadra nazionale. Poi nel settembre 2021 Ronaldo ha stabilito il nuovo record.

(di Giuseppe Maria Laudani/ANSA)