Pnrr a rilento. Meloni: “Verifiche con Ue”

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante il suo intervento in videocollegamento alla XXXIX assemblea annuale dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI)
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante il suo intervento in videocollegamento alla XXXIX assemblea annuale dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI). (Ufficio Stampa Presidenza del Consiglio)

ROMA. – Spendere tutti i fondi del Pnrr è una sfida che il governo “non può eludere”. Ma, tra i rincari delle materie prime e la complessità e le lungaggini della burocrazia, l’attuazione del piano va a rilento, soprattutto ora che si dovrebbe passare “concretamente all’avvio dei cantieri”. E se da un lato Giorgia Meloni rilancia la necessità di aprire un confronto con la Commissione Ue per “aggiornare” il piano, dall’altro, sul fronte interno, il suo esecutivo si appresta a varare un nuovo decreto Pnrr con cui rivederne anche la governance.

L’Esecutivo di centrodestra batte sul nodo dei ritardi fin da prima dell’insediamento (fu uno dei pochi litigi, anche se a distanza, tra Meloni e il suo predecessore Mario Draghi). E ora che è chiamata ad agire, la premier ha affidato a Raffaele Fitto il compito di effettuare quella “due diligence” sullo stato dei progetti del Pnrr e più in generale sulla disponibilità delle varie tipologie di fondi europei che l’Italia, storicamente, non riesce a spendere appieno.

Sul piatto ci sarebbe anche la quota non impegnata dell’ultima programmazione dei fondi di coesione, che però con il benestare europeo dovrebbe essere utilizzata con il nuovo anno per altre misure contro il caro-energia, se si dovessero rendere necessarie anche in primavera, visto che fino a marzo c’è l’ombrello della legge di Bilancio.

Per la revisione del Pnrr – a Bruxelles ancora non è stata formalizzata la domanda anche se la Commissione si attende “molte richieste” – la via che si sta studiando è quella di una integrazione con il RepowerEu, che si scontra però con il fatto che l’Italia ha già utilizzato appieno la parte di prestiti legata al Recovery Plan.

In attesa che si apra formalmente la discussione con la Commissione, l’idea è intanto quella di portare in Cdm entro metà dicembre il nuovo decreto – che potrà servire anche ad attuare alcuni progetti, come già fatto dal governo precedente – tanto che in apertura della riunione che ha deliberato i funerali di Stato per Roberto Maroni (che tutti i ministri, oltre a Meloni e al sottosegretario Alfredo Mantovano hanno ricordato) Fitto, raccontano alcuni ministri, ha sollecitato i colleghi a proporre quanto prima eventuali proposte normative da inserire nel provvedimento.

Con cui l’esecutivo potrebbe anche rivedere lo schema della governance pensata da Draghi e Daniele Franco, che attualmente si divide in diverse strutture tra Palazzo Chigi e Mef. Nel pacchetto potrebbe rientrare anche quella revisione del reato di abuso d’ufficio evocata da Meloni all’assemblea dell’Anci. Così come sono oggi, con un perimetro “tanto elastico” da dare spazio ” a interpretazioni troppo discrezionali”, le norme penali per i pubblici amministratori scatenano la “paura della firma”, fenomeno che “inchioda la nazione”.

Un intervento per superare il “blocco della firma” era già stato tentato dal governo Conte II, ma parte delle misure erano temporanee. E ora si rende ancora più urgente, il senso del messaggio della presidente del Consiglio, proprio per le scadenze stringenti del Pnrr che anche i Comuni sono tenuti a rispettare. Per tamponare i rincari ed evitare che si fermino i cantieri, con la manovra proprio ai sindaci viene garantito un 10% in più di risorse per finanziare le opere.

E potrebbero aiutare altre semplificazioni perché all’atto pratico stanno emergendo tutti i “problemi” di un “sistema di regole rigide, frammentate e complesse”. Bisogna renderle “certe, semplici, stabili”, incalza la premier, assicurando che il governo sta andando avanti alla “massima velocità”, come ha dimostrato con la manovra. Ora i tempi sono strettissimi e ai ministri lei e il titolare dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani hanno raccomandato di “evitare dispersioni” in migliaia di emendamenti, quando si entrerà nel vivo dell’esame parlamentare. Per ottimizzare il lavoro, e ottenere “risultati migliori”, è il messaggio che “con spirito costruttivo” è stato indirizzato ai partiti tramite i ministri.

(di Silvia Gasparetto/ANSA)