Meloni-Xi, prove dialogo per rilanciare scambi Italia-Cina

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, incontra il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, incontra il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping. (Ufficio stampa Presidenza del Consiglio)

BALI. – Rilanciare i rapporti con la Cina, a partire dall’export del made in Italy. E rafforzare i rapporti con gli Usa, alleato principale e strategico, oltre che disponibile a dare all’Europa più Gnl e a intervenire per ottenere prezzi scontati. Giorgia Meloni chiude la due giorni di Bali con l’en plein degli incontri che contano, almeno agli occhi del nuovo governo di centrodestra, e alla fine della sua missione in Indonesia incontra per circa un’ora il presidente della Cina Xi Jinping, dopo il colloquio del giorno prima con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, durato il medesimo tempo.

Al termine di un G20 che aveva tutte le premesse per “fallire” e invece è stato un “successo”, soprattutto sul fronte della condanna alla Russia e dell’accordo sul grano. A casa Italia si respira soddisfazione per il numero e la qualità dei bilaterali inanellati nelle 48 ore a Bali. Certo, l’atteso chiarimento con Emmanuel Macron dopo lo scontro frontale sui migranti non c’è stato ma “non abbiamo bisogno di arrivare a Bali per questo”, taglia corto la premier in un rapido incontro con la stampa prima di incontrare Xi.

Con il presidente francese però non si è registrato nemmeno uno sguardo nella lunga passeggiata alla foresta di Mangrovie (ogni leader ne ha poi simbolicamente piantata una) ripresa passo passo dalle telecamere indonesiane. Della questione Meloni ha investito piuttosto il presidente del Consiglio Ue Charles Michel. Come a dire, la gestione dell’immigrazione irregolare non è questione tra Italia e Francia ma riguarda tutti i Paesi europei. Convinti del fatto, il messaggio che invia all’Eliseo per interposta persona, che “collaborare è molto meglio che discutere”.

Il G20 in ogni caso, è il ragionamento che porta avanti la premier, non è il luogo adatto a dirimere “querelle” solo europee visto che ci sono i rappresentanti di tutto l’emisfero. Meglio quindi concentrarsi sui rapporti coi paesi meno vicini (“non ci sono stati bilaterali tra i paesi del vecchio continente, osserva) ma con sui ci possono avere rapporti “interessanti”. Come l’Australia o il Canada, o ancora la Turchia di Recep Tayyip Erdogan.

Nello snocciolare l’elenco degli incontri (potevano essere di più ma “non sono riuscita a fare tutti i bilaterali chiesti con l’Italia”) Meloni sottolinea che l’Italia è stata “protagonista” del vertice, e non solo per la “curiosità” e l’interesse suscitato dal fatto di essere l’unico Paese guidato da una donna. Ma anche perché il suo governo “solido e stabile” ha un’orizzonte “lungo” a cui guardare.

L’Italia peraltro è pronta a coltivare non solo i rapporti storici e cruciali come quelli con gli Usa, ma di fatto si propone come un ponte verso quell’Asia che nei prossimi dieci anni farà il 30% del Pil e sarà il 60% del mercato e quindi non può essere ignorata. Una posizione accolta con un certo entusiasmo da Pechino, che dopo il faccia a faccia evidenzia la presenza di una delegazione di “alto livello “all’incontro (con Xi il ministro degli Esteri Wang Yi e il governatore della Banca centrale Yi Gang).

Da entrambe le parti il colloquio è definito “molto cordiale”. I due si dovevano conoscere ed entrambe le delegazioni, raccontano, avrebbero evitato di entrare nel dettaglio di temi mal digeribili dall’una o dall’altra parte. Non si sarebbe parlato, ad esempio, della questione di Taiwan, quantomeno non esplicitamente, né della Nuova via della Seta, nella consapevolezza peraltro che il faccia a faccia avrà una eco nelle cancellerie, a partire da Washington.

Entrambi i governi però si sono detti pronti a “promuovere gli interessi economici reciproci” a partire proprio dalle esportazioni italiane in Cina, come spiega Palazzo Chigi mentre da Pechino si dicono pronti a “importare beni italiani di alta qualità” oltre a dirsi disponibili a “rafforzare la collaborazione” in consessi multilaterali come il G20, anche su un tema che non sempre ha trovato unito est e ovest come quello della guerra in Ucraina.

Meloni avrebbe quindi sfiorato, e citato poi nella nota finale, anche il nodo del dei “diritti umani”, rilevando la generica necessità che si “riprendano tutti i canali di dialogo”. Le basi per la cooperazione, ribatte Pechino sono “solide” e Roma può avere un ruolo “attivo” anche per i rapporti tra il Dragone e l’Europa. Per cominciare l’Italia sarà quindi ospite d’onore alla China International Consumer Goods Expo 2023. E lei presto volerà a Pechino dove Xi l’ha ufficialmente invitata.

(dell’inviata Silvia Gasparetto/ANSA)