Pmi Confindustria: “E’ crisi liquidità come in pandemia”

Titolare di una Pmi al lavoro nella sua officina.
Titolare di una Pmi al lavoro nella sua officina.

ROMA. – Il sistema delle piccole e medie imprese è “a rischio tenuta”, può innescare un “effetto domino” fino a bloccare intere filiere. L’allarme che gli imprenditori lanceranno dal Forum della Piccola Industria di Confindustria sarà chiaro: lo shock energia ha determinato una nuova crisi di liquidità, come nei mesi più difficili della crisi Covid e, come allora, “servono strumenti immediati come le garanzie che durante la pandemia hanno funzionato molto bene”, non bisogna invece “continuare a passare per i crediti di imposta” messi in campo già dal Governo Draghi e ora confermati perché “sono in molti casi bloccati”.

E’ l’allarme che il presidente delle Pmi di via dell’Astronomia, Giovanni Baroni, lancerà dal Forum della Piccola Industria di Confindustria, a Mogliano Veneto, dove è atteso il primo confronto del ministro delle Imprese Adolfo Urso di fronte ad una platea di imprenditori. Baroni porterà la voce della “spina dorsale del sistema imprenditoriale del Paese”, oltre il 90% delle imprese associate a Confindustria.

Il nuovo Governo si è presentato con segnali di forte attenzione a questo mondo, fin dal nuovo nome del ministero di Adolfo Urso. “Benissimo”, commenta Giovanni Baroni: “Siamo veramente felici di avere il ministro al nostro Forum. Ma siamo imprenditori, siamo persone di numeri, le cose poi si misurano sui risultati non sulle intenzioni, sulle cose concrete, su quanto davvero si andrà nella direzione di aiutare le nostre piccole e medie imprese”. E “le emergenze oggi sono estremamente chiare”.

Dalla trincea delle Pmi, una esperienza quotidiana nel tessuto vivo del sistema imprenditoriale, il presidente della Piccola Industria esprime “il timore è che si sia un po’ sollevato il piede dall’acceleratore” sul fronte dello shock energia e sottolinea “l’allarme liquidità” come “l’emergenza che le imprese toccano tutti i giorni”. Oggi “il clima di fiducia è sceso e non hai liquidità: è evidente quindi il rischio che si blocchino gli investimenti. Cosi ci ipotechiamo il futuro”.

Se si fermano le aziende dell’indotto “perché tutta la liquidità è stata impegnata a pagare le bollette ed a pagare i tassi perché il debito oggi costa di più” alle grandi aziende non arriveranno le forniture alle grandi aziende, si bloccheranno “intere filiere. Anche quelle oggi piene di ordini”. Cosa fare? “Servono strumenti immediati a sostegno della liquidità. Cerchiamo di evitare di passare troppo per i crediti di imposta perché o li trasformiamo in modo radicale o altrimenti non si riescono a smobilizzare, questa è la verità”.

Poi: l’urgenza è avere garanzie sul credito per la liquidità come per la crisi Covid: “Per esempio, se uno riuscisse a dare delle garanzie al suo fornitore di energia, contro-garantite in modo centrale, riuscirebbe a liberare delle liquidità. E’ vero che è ancora debito ma se lo si spalma sufficientemente nel tempo può essere un aiuto”.

Poi ancora, “bene i meccanismi di moratorie su crediti che però devono essere assolutamente concordati a livello europeo”. E servono “coinvestimenti sulle transizioni, che si chiamino 4.0 o altro, ma per investire anche sulle competenze e non solo sulle macchine”. Ed “uno snellimento su tutto su tutti i meccanismi di autorizzazione e di semplificazione”.

(di Paolo Rubino/ANSA)