I partiti e la corsa al Quirinale, pesa il ‘nodo governo’

Vista del palazzo del Quirinale durante le consultazioni del presidente Mattarella con i partiti.
Vista del palazzo del Quirinale. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ROMA. – Sull’elezione al Colle, Matteo Salvini chiede di fare presto e bene. “Con tanti problemi che hanno gli italiani – spiega il segretario leghista – conto che la politica dimostri concretezza e rapidità nelle scelte”. Fa sapere di aver parlato di energia con Mario Draghi, ribadendo il suo ruolo di interlocutore privilegiato del centrodestra nei confronti del governo.

Detto questo, le sue parole potrebbero essere lette come un appello scontato a non perdere tempo, per non allargare il solco tra la politica e il Paese reale, ancora afflitto da crisi e Covid. Tuttavia, tra le righe, potrebbe esserci anche dell’altro. Davanti a un Parlamento così frammentato, chiedere di far presto, ma anche di essere concreti, potrebbe voler ricordare a tutte le altre forze politiche che il valore della stabilità di governo pesa, eccome, sulla scelta del prossimo inquilino del Quirinale.

Salvini gioca ancora a carte coperte, come tutti, però è chiaro che se non sarà possibile eleggere subito Draghi, anche perché si pensa non esistano alternative credibili alla guida del governo, magari, sarà difficile che la stessa maggioranza possa trovare un’intesa su un nome alternativo per il Colle. A quel punto, se veramente si arrivasse allo stallo, proprio nelle settimane in cui si prevede il picco dei contagi, potrebbe tornare in campo, fortissima, l’ipotesi di un Mattarella bis, sinora sempre scartata dal diretto interessato, ma in politica tutto può cambiare.

Tutte supposizioni. Tuttavia, complice l’aggravarsi della pandemia e la questione molto preoccupante del caro-bollette tuttora senza soluzione, pare che stia emergendo sotto traccia una certa freddezza tra le forze politiche nei confronti dell’eventuale trasferimento di Mario Draghi da Palazzo Chigi al Palazzo dei Papi.

La partita ovviamente entrerà nel vivo dopo Capodanno, nelle prime settimane dall’anno nuovo, tuttavia le parole del Presidente del Consiglio, quel suo autodefinirsi “nonno a disposizione delle istituzioni”, non sembra aver provocato generale entusiasmo.

Nel centrodestra, dopo il vertice di Villa Grande, danno per scontato la candidatura di Silvio Berlusconi. “Per noi sicuramente – ribadisce Antonio Tajani – sarebbe il miglior candidato possibile e il miglior presidente della Repubblica. Credo che lui stia riflettendo, poi decideremo tutti insieme a gennaio”.

Il coordinatore nazionale azzurro non vuole nemmeno sentire parlare dei niet di Pd e M5s sul nome del Cavaliere: “In politica non si possono mettere veti. Siamo al governo con loro e se Berlusconi va bene per il governo Draghi può andare bene anche per il Quirinale. Ripeto, non si possono mettere veti”, aggiunge.

Se sarà una mossa tattica o una strategia reale lo diranno i fatti, le prime votazioni. Ma certamente, parallelamente a questo processo, le diplomazie saranno al lavoro sui piani B, o C. Perché stavolta in gioco non c’è solo la scelta del Presidente ma la durata della legislatura e persino la sopravvivenza delle coalizioni come le abbiamo vissute negli ultimi anni.

(di Marcello Campo/ANSA)

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