Teatro La Fenice 25 anni dopo il rogo, resta simbolo di Venezia

Una veduta del teatro La Fenice, a Venezia, subito dopo l'incendio del 29 gennaio 1996.
Una veduta del teatro La Fenice, a Venezia, subito dopo l'incendio del 29 gennaio 1996. ANSA

VENEZIA. – Quella di 25 anni fa fu una notte di terrore per tutti i veneziani. Il 29 gennaio 1996 improvvisamente si alzò un grande fuoco dal Teatro La Fenice, uno dei teatri lirici più famosi del mondo, nata il 16 maggio 1792 e già bruciata nel 1836, situata nel cuore del centro storico lagunare, tra Rialto e San Marco.

L’allarme lo diede un motoscafo della Polizia, in transito nel rio che circonda l’edificio, che allora era fermo per lavori di ristrutturazione. Fumo, fiamme, boati e crolli fecero accorrere in campo San Fantin decine di persone, spettatori affranti e impotenti, temendo che il rogo si estendesse a tutta la città, con le faville che si alzavano in una serata fredda e secca.

Fu il portentoso impegno dei vigili del fuoco a fermare una devastazione maggiore di quella che già stava divorando il Teatro: l’elicottero del comando di Mestre fece la spola per ore scaricando ettolitri d’acqua e schiumogeno; da terra, le squadre entrarono e si fecero largo tra le macerie fumanti.

Al mattino al posto degli stucchi e degli ori c’era un cratere fumante. Da quel momento si aprirono diverse vicende: quella tormentata della ricostruzione, quella giudiziaria per la individuazione delle cause e di eventuali responsabilità. Per quest’ultima, le indagini della Procura arrivarono a scoprire l’origine dolosa delle fiamme, con la condanna di due elettricisti, Enrico Carella e Massimiliano Marchetti, che erano in ritardo con i lavori e per non pagare una penale avevano cercato di simulare un piccolo fuoco, poi diventato devastante.

Ma il pm Felice Casson portò a processo anche amministratori del Teatro, tra cui l’allora Soprintendente Gianfranco Pontel e il sindaco Massimo Cacciari, per incendio colposo e omissione di cautele; il filone terminò tuttavia con la loro assoluzione.

Mentre l’ente lirico proseguiva le sue attività artistiche nella tensostruttura al Tronchetto – ribattezzata ‘Palafenice’ – e al teatro Malibran, il fronte della ricostruzione vide l’appalto dapprima affidato nel giugno 1997 al progetto di Gae Aulenti presentato da Impregilo, poi annullato dal Consiglio di Stato e affidato alla cordata Holzman-Romagnoli con progetto di Aldo Rossi, infine la rescissione nel 2001 di quest’ultimo contratto e l’affidamento dei lavori alla veneziana Sacaim – sempre su progetto di Rossi – da parte del commissario delegato, il nuovo sindaco Paolo Costa.

Il 14 dicembre 2003 il maestro Riccardo Muti salì sul ‘nuovo’ palco, alla presenza del presidente Carlo Azeglio Ciampi. La nuova vita della Fenice ‘risorta dalle ceneri’ ora sta nuovamente fronteggiando una crisi letale. Non ai propri muri o alle strutture, ma alla propria sopravvivenza economica, per il prolungato stop dovuto alla pandemia. Anche l’acqua alta del 12 novembre 2019 danneggiò gravemente alcune apparecchiature sceniche.

“Oggi è come quando l’incendio distrusse tutto – ha detto il Soprintendente Fortunato Ortombina – ma per rispetto di coloro che fecero la grande impresa della ricostruzione, ce la faremo, ce la dobbiamo fare”. All’epoca Ortombina era ricercatore musicologo presso l’Istituto nazionale di studi Verdiani a Parma “e stavo studiando – ricorda – una messinscena ottocentesca del Don Carlo a Vienna, saltata perché un incendio distrusse il teatro. Sembrava impossibile che accadesse ai giorni nostri, eppure quell’anno fu proprio così”.

Saranno i Vigili del fuoco, quelli che salvarono teatro e città 25 anni fa, a ricordare e celebrare domani, con un concerto della Banda del Corpo, il loro impegno e quello della città a mantenere vivo uno dei simboli di Venezia, ancora vivo nonostante tutto.

(di Andrea Buoso/ANSA)

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