Accademia dei Lincei: “Sul vaccino è ora di scelte e priorità”

Analista nel laboratorio australiano di AstraZeneca per lo studio del vaccino anti-Covid.
Analista nel labAstraZenecaÂ?s headquarters in Sydney, Australia, 19 August 2020. Australian Prime Minister Scott Morrison announced Australians will be among the first in the world to receive a COVID-19 vaccine, if it proves successful, through an agreement between the government and UK-based drug company AstraZeneca. EPA/DAN HIMBRECHTS AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT

ROMA. – Sul vaccino anti Covid-19 è arrivato il momento di fare scelte e stabilire priorità a livello internazionale per garantire un accesso equo: lo rileva l’Accademia dei Lincei, che in un documento della sua Commissione Covid-19 indica alcune regole, da adottare per raggiungere questo obiettivo.

“Non esiste nessun coordinamento a livello internazionale, se non parziale, e anche le maggiori iniziative di cooperazione non sono state in grado di attrarre alcuni degli stati di maggiori dimensioni” si legge del documento. I Lincei rilevano inoltre che “se non si fa nulla con urgenza per far fronte a questo approccio sostanzialmente anarchico, i vaccini verranno distribuiti in modo casuale e solo i Paesi più ricchi (e fortunati) saranno in grado di ottenere vaccini essenziali per salvare vite umane e rafforzare la resilienza delle comunità”.

Il sistema di regole in vigore, rilevano i Lincei, “non è in grado di far fronte alle circostanze molto specifiche che la pandemia ha generato”. Il documento riconosce il ruolo importante di alcune organizzazioni internazionali nel garantire l’accesso equo ai vaccini, come l’iniziativa Covid-19 Vaccines Global Access (Covax) promossa da Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (Cepi), Global Alliance for Vaccines and Immunization (Gavi) e Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Così come la strategie elaborata dalla Commissione Europea.

“Tuttavia – si osserva – gli attuali sforzi di coordinamento sono ancora piuttosto parziali, e forse alcune delle attuali alleanze sono sbilanciate in termini di potere e ricchezza dei governi partecipanti, con il rischio che queste diventino strumentali al potere piuttosto che un vero strumento per un equo accesso ai vaccini”.

La prima regola indicata nel documento consiste nel “dare un senso concreto alla dichiarazione che i vaccini sono un bene pubblico globale” e che “debbono essere regolamentati e gestiti tenendo in considerazione il bene comune e la necessità di garantirne un equo accesso a tutti”.

E’ poi necessario “estendere il modello di cooperazione sulla falsariga della strategia adottata a livello europeo per il coordinamento globale della produzione e della distribuzione dei vaccini” e “dare aiuto economico ai Paesi in via di sviluppo affinché possano partecipare allo schema di cooperazione, per quanto necessario”.

Bisogna poi organizzarsi per “fornire assistenza tecnica in modo che ogni Paese sia parte all’intesa e che l’idea sottostante alla cooperazione sia condivisa”, così come “riconoscere il ruolo centrale degli attori privati attivi nella creazione, produzione e distribuzione di vaccini, nonché il ruolo del loro contributo congiunto alla soluzione del problema”.

Vanno inoltre stabiliti “modelli coerenti per la regolamentazione contrattuale della distribuzione dei vaccini, anche se tenendo conto delle specificità per ciascun vaccino e produttore”. Il decentramento è necessario per garantire la disponibilità dei vaccini in tutti i territori e vanno affrontate “le questioni di logistica, stoccaggio e distribuzione”.

Sarà necessario infine “mitigare alcuni dei risultati dell’applicazione automatica delle norme sul commercio internazionale” e “assumere urgentemente la leadership per coordinare tutti gli sforzi necessari”.

(di Enrica Battifoglia/ANSA)

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