Boninsegna e la lattina: “Tedeschi ancora mi accusano”

Roberto Boninsegna esce in barella dal campo del Boekelbergstadion, a Moenchengladbach, dopo essere stato colpito da una lattina.
Roberto Boninsegna esce in barella dal campo del Boekelbergstadion, a Moenchengladbach, dopo essere stato colpito da una lattina. Immagine di archivio.

ROMA.  – “I tedeschi ancora mi danno del simulatore, ma altro che: in campo pioveva di tutto, e io crollai a terra”. Dal 20 ottobre 1971 al 21 ottobre 2020 sono passati 49 anni e un giorno da quella sera non troppo rigida, ma piovosa, vissuta nell’angusto “Fortino” del Boekelbergstadion, a Moenchengladbach.

Da qualche giorno John Lennon ha consegnato al mondo l’inno alla pace dal titolo “Imagine”, ma in Germania si prepara una vera e propria battaglia sportiva, che avrà strascichi nelle aule dei Tribunali sportivi e rimarrá nell’immaginario del calcio europeo.

Quel 20 ottobre 1971 giocano il Borussia Moenchengladbach dei miracoli, guidato in panchina da Hans Weisweiler e in campo da gente come Netzer o Vogts, contro l’Inter di Invernizzi: sembra una partita normale, passerà alla storia come la partita della lattina.

Quell’oggetto, lanciato in campo poco prima della mezz’ora di gioco, con il risultato sul 2-1 per i tedeschi, infatti, colpisce alla testa Roberto Boninsegna – autore del gol dei nerazzurri – che stramazza al suolo tramortito, privo di sensi e con un bernoccolo. Sandro Mazzola si china, raccoglie qualcosa, la consegna all’arbitro, l’impacciato olandese Porpman.

É una lattina di Coca Cola, probabilmente la stessa che ha colpito “Bonimba”, anche se in molti sostengono – e continuano a farlo – che “baffo” ne avesse raccolta una a caso fra quelle lanciate in campo.

L’andata del secondo turno (ottavi di finale) della Coppa dei Campioni, antesignana dell’attuale Champions, è ormai macchiata da un episodio che, in seguito, si rivelerà determinante per il passaggio del turno. Per i tedeschi “si tratta di una messinscena”, non per gli interisti, usciti sconfitti dal campo 7-1, ma scioccati da quell’episodio.

“É stato tutto vero, nonostante qualcuno. come il centravanti Jupp Heynckes, abbia messo in dubbio la mia moralità – racconta Boninsegna, al telefono con l’ANSA -: io non ho mai fatto scena, questa è la verità. Forse Heynckes non ha ancora digerito i 4 gol presi a San Siro nel ritorno. E poi, il referto lo stilò un commissario francese dell’Uefa, mica io. Mi era arrivato di tutto addosso: lattine, bottiglie, sputi. Sicuramente una lattina mi è arrivata in testa. Mi portarono negli spogliatoi e, fra il primo e il secondo tempo, ricevetti la visita del commissario francese dell’Uefa, che consultò anche il dottor Angelo Quarenghi, nostro medico sociale. Noi pensavamo di vincere a tavolino, a dire il vero, perché l’arbitro ci disse che, dopo quel fattaccio, considerava la partita ormai finita”.

L’arringa dell’avvocato Peppino Prisco, dirigente interista e inviato nella sede dell’Uefa a Ginevra, fece il resto, indirizzando la decisione della Disciplinare. I tedeschi si appellarono al fatto che a lanciare la lattina era stato un italiano al seguito dell’Inter. Ma non valse a nulla. L’Uefa decretò la ripetizione del match: non si sarebbe, però, giocato a Moenchengladbach, ma a Berlino.

“Vincemmo la sfida di ritorno per 4-2, a San Siro, segnai anch’io: nella ripetizione, in Germania, li bloccammo sullo 0-0, grazie anche alle parate di Ivano Bordon, sostituto di Lido Vieri, che era il titolare”, ricorda Boninsegna.

L’Inter riuscì ad arrivare fino alla finale, contro l’Ajax del calcio totale e del “Profeta del gol”, Johan Cruijff. “Giocammo a Rotterdam, praticamente in casa loro e perdemmo per un paio di errori difensivi (2-0, ndr) – racconta Boninsegna -.

Eravamo riusciti a chiudere il primo tempo sullo 0-0, nella ripresa arrivò la doppietta di Cruijff: nella prima rete ci fu un equivoco fra Oriali e Bordon e quell’episodio mise la partita in discesa per gli olandesi, che peraltro erano campioni in carica. Però, se avessimo giocato altrove, chissà…”.

(di Adolfo Fantaccini/ANSA)

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