Bali ci ripensa, chiude a turisti stranieri per 2020

Cittadini a passeggio nel viale Rambla a Barcellona.
Cittadini a passeggio nel viale Rambla a Barcellona. EPA/Marta Perez

ROMA. – Mentre l’Europa, che ha voluto fortemente recuperare il recuperabile per il settore turístico in questa estate di pandemia, fa i conti con i rientri dalle vacanze che contribuiscono adesso a far impennate il numero di contagi, alimentando nuove incertezze, in Asia si prendono decisioni drastiche: Bali ci ripensa e chiude ai turista stranieri fino alla fine del 2020, pur nella consapevolezza che la scelta potrà avere un impatto durissimo sull’economia dell’Indonesia basata principalmente proprio sul turismo.

In un primo momento le autorità dell’isola indonesiana avevano annunciato il ritorno degli stranieri a partire dal mese prossimo. Ma il piano è stato rivisto a causa delle preoccupazioni crescenti nel Paese, dove ad oggi sono stati registrati 4.576 casi e 52 morti. Dopo il completo lockdown iniziale, alla fine di luglio l’isola si era rivolta a visitatori domestici per aiutare il turismo, cuore dell’economia locale, riaprendo spiagge, templi e altri punti di riferimento per i viaggiatori locali.

Non è bastato: molti ristoratori e hotel faticano a riprendere l’attività. Proprio per questo si era pensato di “osare” e far rientrare gli stranieri, ma le circostanze hanno imposto il dietrofront che rischia di essere il colpo definitivo per il settore in gravi difficoltà a tutte le latitudini.

Una delle analisi più complete della situazione arriva dalle Nazioni Unite e parla di un impatto “devastante” del coronavirus sul turismo. Si rileva infatti che nei primi cinque mesi del 2020 i viaggi di turisti internazionali sono diminuiti di oltre la metà e si stima che siano andati persi 320 miliardi di dollari di entrate.

Un deficit che ha avuto ripercussioni dirette per uno dei settori economici più importanti del mondo (7% del commercio mondiale nel 2019), che dà lavoro a una persona su dieci nel pianeta e fornisce mezzi di sostentamento ad altre centinaia di milioni.

I dati dell’Organizzazione mondiale del turismo dell’Onu mostrano che sono a rischio dai 100 ai 120 milioni di posti di lavoro nel settore e la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo prevede una perdita dall’1,5 al 2,8% del Pil globale.

Il turismo è anche una delle voci più importanti per il Pil della Spagna che si trova a fronteggiare in questi giorni una seconda ondata di contagi che rendono le sue frontiere “sorvegliati speciali” per i viaggiatori. Anche oggi i numeri confermano la “situazione preoccupante” di cui ha parlato il premier Pedro Sanchez dalla Moncloa: 2.415 casi di covid-19 diagnosticati nelle ultime 24 ore, un terzo nella sola Comunità di Madrid. Sanchez ha scandito ancora una volta la linea, rivista e corretta con nuovi strumenti per attaccare “l’evoluzione della curva preoccupante”.

Fra questi l’utilizzo dell’esercito: circa 2.000 soldati specializzati in tecniche di tracciamento, per aiutare le autonomie locali a identificare chi è esposto al rischio.

Queste ultime – ha inoltre ricordato  Sanchez – hanno la facoltà di decretare lo stato di allerta sul proprio territorio, considerato che – ha osservato – la pandemia si sta evolvendo in maniera diversa in territori diversi.

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